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Questo Pil che ci perseguita

Confronto del PIL Lussemburgo-Italia


Siamo perseguitati dal Pil. Il presidente della Banca europea dichiara che il Pil per l’Unione aumenterà solo dell'1 per cento nel 2008 e che l’Italia non riuscirà a raggiungere tale limite. L’Istat pubblica il dato relativo al secondo trimestre 2008 che risulta negativo dello 0,1 per cento rispetto all’anno precedente. L’attenzione degli economisti e dei politici è concentrata su questo indice perché esso è considerato un metro per misurare l’andamento dell’economia di un Paese.

Che cos’è il Pil. Il Prodotto interno lordo è il valore di tutti i beni e servizi prodotti dall’economia in un determinato periodo di tempo. Questo dato statistico è calcolato trimestralmente, in due modi: a valori correnti, cioè al valore della moneta dell’anno, e a valori costanti, mantenendo cioè il valore della moneta riferito ad un determinato anno base. In altri termini questo secondo metodo non tiene conto dell’inflazione, rendendo così confrontabili dati riferiti ad anni diversi; per questo si chiama Pil reale. Alla determinazione di questo valore concorre quindi il prodotto dell’agricoltura, dell’industria, dei trasporti, del commercio, delle attività professionali, delle banche, delle assicurazioni, della Pubblica amministrazione e di tutti gli altri servizi.

Da esso si desume altresì, con qualche piccola correzione, il reddito nazionale. Viene pertanto considerato rappresentativo della forza economica di un Paese. La sua variazione, in termini reali, cioè a prezzi costanti, evidenzia l’evoluzione dell’economia di uno Stato nel tempo. Il dato relativo ad un trimestre non è di per sé indicativo, ma se si constata che l’indice positivo è molto basso, 0,1/0,2 per cento o addirittura negativo e questo si ripete per un certo numero di rilevazioni, allora il fatto indica una tendenza che può e deve preoccupare sia i governanti sia gli operatori economici. È chiaro poi che si deve anche verificare quali sono i settori che dimostrano lo stato di debolezza. Infatti i provvedimenti da adottare sono ovviamente diversi se si tratta di industria, agricoltura o servizi.

Le variazioni dimostrano in sostanza se nel Paese si crea una maggiore ricchezza rispetto al passato e quindi se il benessere progredisce o meno. Sembrerebbe quindi di dover dire che più è alto il Prodotto interno lordo di una nazione tanto più alto è il benessere dei cittadini. Ma non è così. Possiamo fare un esempio relativamente a due Stati membri dell’Unione europea. Il Lussemburgo, uno dei membri fondatori, ha un Prodotto Interno Lordo di circa 47 miliardi di dollari, mentre l’Italia calcola il proprio circa 2.100 miliardi di Dollari. I dati sono forniti dal Fondo Monetario Internazionale e si riferiscono al 2007. Possiamo allora affermare sulla base di questi dati che il livello di vita dei cittadini italiani è di gran lunga migliore rispetto a quello dei lussemburghesi? Non è affatto vero, anzi è vero il contrario. Infatti per verificare se il cittadino medio può vivere meglio in un certo luogo occorre verificare il Pil per abitante, cosa che si può fare dividendo il Prodotto lordo complessivo per la popolazione media dello Stato nell’anno di riferimento.

Prendendo i dati forniti sempre dalla stessa fonte e riferiti allo stesso anno 2007 si riscontra che il prodotto interno lordo per abitante ammonta, a prezzi correnti, in Lussemburgo a circa 100.000 dollari ed occupa la prima posizione nel mondo, mentre ogni italiano ha a sua disposizione circa 35.870 dollari e si trova al ventesimo posto. Risulta quindi chiaro che mediamente i sudditi del Granducato sono molto più ricchi di noi.

Si devono fare però due considerazioni. La prima è che si parla di prodotto e non di reddito. Per arrivare al reddito personale disponibile occorre sottrarre oltre ai profitti delle società, i contributi e le imposte che i cittadini debbono pagare. Queste ultime possono essere molto diverse da un Paese all’altro. La seconda considerazione riguarda la media. Se io mangio un pollo e ci troviamo in due, la media dice che abbiamo a disposizione mezzo pollo ciascuno. Ma non è vero. Quindi più è alta la differenza tra il minimo ed il massimo reddito delle persone, meno l’indice è rappresentativo del reale livello di benessere dei cittadini.

Dario Debernardi