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Il Lussemburgo terra di migrazioni
Su scala europea il Lussemburgo si situa al primo posto con il 37,3% dietro al Liechtenstein (33,5%) e alla Svizzera 22,9%

Lussemburgo 07-12-2008 Secondo il World Migration Report 2008 dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) presentato a Ginevra lo scorso 2 dicembre l'Europa occidentale e centrale conta complessivamente 44,1 milioni di migranti, pari al 7,5% della popolazione residente, il Lussemburgo in termini percentuale si situa al primo posto con il 37,3% di stranieri.
Nel rapporto dell'OIM si denota che il principale paese di destinazione delle migrazioni è la Germania (10,1 milioni di immigrati), che precede Francia (6,5 milioni), Gran Bretagna (5,4 milioni), Spagna (4,8 milioni), Italia (2,5 milioni) e Svizzera (1,6 milioni). Gli incrementi più marcati - tra il 2000 e il 2005 - sono stati registrati in Spagna (+194%) e Italia (+54%).
L'OIM sottolinea che il maggiore numero di cittadini che lasciano il proprio paese sono i polacchi, (324 mila persone, secondo le statistiche del 2005), davanti ai rumeni (202 mila) e ai marocchini (128 mila). Seguono i bulgari (82 mila), i tedeschi (77 mila), gli ucraini (70 mila), i turchi (66 mila), gli inglesi (65 mila), i russi (54 mila) e i francesi (49mila).
In un mondo che conta più di 200 milioni di migranti internazionali (due volte e mezzo in più rispetto al 1965) e in cui la maggior parte degli Stati sono allo stesso tempo Paesi di origine, di transito e di destinazione, il Rapporto afferma che la mobilità umana è diventata una scelta di vita dettata da forti disparità demografiche, economiche e di opportunità di lavoro, sia all'interno che all'esterno delle varie regioni geografiche di appartenenza.
Attualmente molti paesi industrializzati, già in competizione nella ricerca di migranti altamente qualificati, hanno anche bisogno di manodopera meno qualificata - egualmente necessaria - e queste pressioni sulla mobilità lavorativa, secondo l’OIM “sono destinate ad accentuarsi ulteriormente”.
Tutto ciò è dovuto essenzialmente al fatto che i lavoratori locali sono sempre meno disponibili a trovare un impiego in settori meno qualificati quali agricoltura, edilizia, settore alberghiero e assistenza a domicilio. Entro i prossimi 50 anni questi Paesi conosceranno una ulteriore penuria di manodopera anche a causa del basso tasso di natalità e del progressivo invecchiamento della popolazione attiva. Questi due fattori faranno sì che il numero degli ultrasessantenni sarà circa il doppio rispetto a quello dei bambini.
Secondo il Rapporto la bassa offerta di lavoro che attualmente caratterizza il mercato mondiale della manodopera a livello locale, rischia ancora di aggravarsi. Le tendenze demografiche mostrano che, in assenza d'immigrazione, nei Paesi a sviluppo avanzato la popolazione attiva dovrebbe ridursi del 23 % entro il 2050.
In questo lasso di tempo in Africa le persone in età da lavoro passeranno dai 408 milioni del 2005 a 1 miliardo e 120 mila e Cina e India rappresenteranno il 40 % della manodopera lavorativa mondiale entro il 2030.
Per l’Oim “la priorità per ogni Paese e per l'economia globale è quindi quella di pianificare e di mettere in atto metodologie di intervento che permettano un effettivo incontro dell'offerta e della domanda di manodopera, in un contesto che garantisca condizioni legali, sicure e umane”.
