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Italiani nel Mondo - Notizie


I Com.It.Es. e le loro funzioni

COS'E' IL COM.IT.ES. ?

 

New York- 30/07/2008- "Sono fermamente convinta che una delle cose meno comprese da chiunque, per una ragione o per l’altra, si occupi del mondo degli italiani all’estero sia il quadro dei compiti e delle funzioni dei Com.It.Es." È quanto scrive oggi Silvana Mangione in un articolo pubblicato da "Gente d’Italia", quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia.

"Spesso si ha dimostrazione che perfino qualche Com.It.Es. non ha sempre chiaro il proprio ubi consistam, la sua natura, la sua vera ragione d’essere. Ovviamente parlo di ipotetici Comitati degli Italiani all’Estero, perché sappiamo tutti benissimo che tutti i Com.It.Es. nei Paesi in cui viviamo sono perfetti, eccezionali, innovativi e al di sopra di ogni sospetto. Ciò premesso, analizziamoli insieme partendo dalla loro formazione, vale a dire dall’iter del loro ingresso in vita.

La legge istitutiva stabilisce chiaramente come si formano le liste elettorali, come si vota, come si assegnano i seggi. Al di sopra e al di là de meccanismi e delle regole da applicare, la normativa non può che indica le linee generali, affidando all’intelligenza ed al senso dell’opportunità virtuosa dei singoli la scelta di persone e programmi. Com’è allora che, malgrado si predichi da tutte le parti che bisogna dare spazio ai giovani, la maggior parte dei Com.It.Es. in alcuni paesi non hanno eletto neanche un giovane? Peggio, non li hanno neanche messi in lista! Per giovani intendo ovviamente persone che anagraficamente rientrano nella fascia d’età dai 18 ai 35 anni.

Qualcuno dice: "se li mettiamo in lista non li eleggono, perché non sono conosciuti". È ovvio. Se vengono messi in una lista tanto per far vedere che ci sono, e nessuno li appoggia, non saranno mai eletti. Ricordiamoci che, al contrario di quanto succede in Italia, nelle elezioni dei Com.It.Es. si può dare un numero di preferenze pari ad un terzo degli eligendi. È tanto difficile inserire un giovane in una delle cordate? Certo che lo è, se nessuno vuole farsi da parte.

Ecco perché i nostri ragazzi, nelle loro preconferenze, hanno deciso di formare liste proprie per le prossime consultazioni. Con il meccanismo dei resti, riusciranno a farne entrare almeno uno e l’entusiasmo e la capacità creativa dell’eletto probabilmente serviranno a rivitalizzare Comitati ormai avvitati su se stessi e sui cavilli di conduzione delle assemblee, che a volte diventano più importanti dei contenuti.
Oltre ai giovani l’Italia esorta a valorizzare le donne. Ci sono interi Com.It.Es. composti interamente da uomini, malgrado alcune liste abbiano inserito qualche nome femminile, tanto per fare bella figura e per sfruttarle come portatrici d’acqua. Bisognerà che le donne seguano l’esempio dei giovani e facciano liste proprie.

Anche i cooptati – quasi sempre esclusivamente uomini adulti – sono scelti con oculato senso dei numeri, necessari per consolidare le alleanze interne e indebolire gli avversari. In certi casi sono addirittura selezionati perché consulenti o soci del presidente. Finora abbiamo parlato soltanto di Com.It.Es. nati da più liste, vale a dire da una pluralità di offerte di persone e di idee.
Un fenomeno allarmante – in certi Paesi – è quello, crescente, della presentazione della lista unica, addirittura con soltanto dodici nomi, pari al numero dei Consiglieri da eleggere, con il rischio che le vicende della vita dei singoli possano portare il Comitato all’estinzione, quando scende al di sotto del numero di sei componenti, tenendo in mente che i cooptati non possono mai superare un terzo degli eletti.

La spiegazione virtuosa – e positiva – della scelta di una lista sola sta nel fatto che in questo modo si crea un nucleo di persone che lavorano bene insieme, che sanno collaborare, che si conoscono a fondo, per cui non scatterà mai il distruttivo circolo vizioso del comporsi e scomporsi di alleanze costruite al solo scopo di votare una pretestuosa sfiducia al presidente in carica, salvo poi disintegrarsi e preludere alla formazione di altre alleanze, per nuove sfiducie e nuovi presidenti. (Ci sono Com.It.Es. paralizzati sin dal 1986, mandato dopo mandato, perché al loro interno vengono eletti e rieletti personaggi il cui unico scopo è quello di essere presidente, contro tutto e contro tutti, senza alcun programma serio da portare avanti).

Ai molti vantaggi della lista unica si accompagnano, come in tutte le cose della vita, altrettanti svantaggi. Uno lo abbiamo già citato: il rischio che, esaurito l’elenco degli eletti attraverso successive sostituzioni dovute a partenze, dimissioni e altre circostanze, il Com.It.Es. cessi di esistere per mancanza di quorum. Un altro, molto peggiore, consiste nella creazione di un quadro para–dittatoriale, con amici di lungo corso il cui operato non è controllato da alcun tipo di "opposizione". Peggio ancora, se dall’interno del gruppo si leva una voce, che chiede dibattito o approfondimento o rispetto della trasparenza degli atti, viene subito zittita e il "colpevole" guardato di traverso.

Certo, non si era fatta la lista unica per approvare sempre all’unanimità quanto deciso dal leader?
Lo svantaggio più grave, nei paesi di antica emigrazione, dove esiste una rete consolidata di associazionismo locale, consiste nel fatto che la lista unica non può contenere tutte le espressioni variegate degli interessi della comunità e perde di legittimità, specie se il numero dei votanti è esiguo. Intendiamoci, ci sono sempre situazioni positive, in cui le attività del Com.It.Es. sono tante e tanto rispondenti allo spirito della legge, che tutto questo discorso non si applica. Ma esistono anche le realtà scialbe e inattive, quelle delle cene, dei balli e degli inviti pretesi a tutti i momenti di rappresentanza.

Ecco dunque che si pone un problema da risolvere: lista unica o no? E se sì, con quale soglia di sbarramento? A fini diversi, ha avuto il coraggio di farlo l’Italia, che ha eliminato la proliferazione di partitini. Qui invece si deve proteggere la validità delle azioni di Com.It.Es., messe in pericolo nella percezione esterna, quando eletti in una lista unica da poche centinaia di persone, laddove ci sono parecchie migliaia di votanti, specie se il comportamento del Comitato non è sufficiente a renderlo degno di tutto il rispetto che merita questo fondamentale organismo di rappresentanza. Un Com.It.Es. composto da dodici Consiglieri, potrebbe essere eletto in una lista unica dal voto di tre persone, ognuna delle quali ha diritto ad esprimere quattro preferenze. Assurdo, vero? Ma possibile, per quanto terrorizzante sia la visione di un Comitato legittimamente formato, e pertanto abilitato a compiere tutti gli atti consentiti dalla legge, anche se totalmente privo del supporto della comunità. (aise)

Silvana Mangione
 
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