Italiani nel Mondo - Notizie

Migrantes: quasi 4 milioni italiani nel mondo, 54% sono giovani
Roma- 30/09/2008- L'emigrazione italiana sembra essere un fenomeno vivo e dinamico ancora oggi e non una semplice appendice del passato: sono circa 4 milioni gli italiani residenti attualmente all'estero, con oltre metà di età inferiore ai 35 anni e la massima concentrazione in Germania e Argentina.E' quanto emerge dal terzo rapporto 2008 della Fondazione Migrantes - organismo della Conferenza episcopale italiana (Cei) -, elaborato in collaborazione con Aire e presentato oggi a Roma.
Secondo i dati del rapporto, gli italiani all'estero sono 3 milioni 734.428. Il 54% di essi ha meno di 35 anni, mentre sono quasi un quinto gli over 65, con le anziane (19% del totale femminile) che superano le minorenni (16,6%), registrando così livelli di invecchiamento maggiori di quelli riscontrabili tra le loro connazionali nel paese d'origine, oltre che tra i maschi oltre confine.
Le mete preferite sono, secondo i dati Migrantes, i paesi europei: è qui che vive il 56% degli italiani all'estero, con una concentrazione ai massimi livelli in Germania (600.443 persone). Segue l'America (37%), dove è l'Argentina a registrare il maggior numero di italiani con 544.037 presenze. Si dirige in Oceania invece il 3,4% dell'emigrazione dalla penisola, l'1,3% in Africa e lo 0,8% in Asia.
E' ancora oggi il Mezzogiorno l'area da cui proviene la maggior parte degli emigrati del nostro paese: il 36% è originario del Sud (con il primato della Sicilia con oltre 600.000 residenti all'estero), il 19,4% viene dalle Isole, il 30% dal Nord e 14,4% dal Centro.
Il rapporto - pubblicato dalle edizioni Idos - evidenzia che, mentre oltre un terzo del totale (34,3%) è nato fuori dall'Italia, poco più della metà , il 59%, è effettivamente emigrato spostandosi dalla penisola.
In tutto il mondo, sono invece almeno 60 milioni gli oriundi -- coloro cioè che discendono da emigrati -- di origine italiana.

ITALIANI SENZA ESSERE NATI IN ITALIA: LE SECONDE E LE TERZE GENERAZIONI
Il totale degli iscritti all’Aire per nascita (1.280.065) attesta che il fatto di essere legati all’Italia senza essere nati sul suo territorio è una condizione piuttosto diffusa che riguarda 1 italiano all’estero su 3 e comporta, perciò stesso, una diversa maniera di intessere i rapporti tra madrepatria e diaspora, necessaria specialmente nel caso dei giovani.
Nell’ambito di questa categoria i giovani meritano un’attenzione specifica: si tratta delle seconde e, talvolta, delle terze generazioni di iscritti all’Anagrafe per “nascita” da genitore residente all’estero. Nel periodo 1990-2007, mentre 170.000 minori sono effettivamente emigrati dall’Italia con i loro genitori, quelli nati sul posto sono stati 433.691, in media 24 mila ogni anno (1 ogni 20 nascite registrate in Italia). Sono per lo più di origine meridionale da parte dei loro genitori (55%), ma non manca una forte componente settentrionale (31%), e risiedono prevalentemente nei paesi europei (65% del totale, di cui il 47% nell’UE) e americani (30%, di cui il 25,7% nell’America Latina).
Il legame con l’Italia, o senso di italianità, riveste diverse implicazioni sociali e culturali che i giovani di per sé non rifiutano, a condizione di esplicitarle in maniera concreta e di comporle con il fatto di vivere in un’altra società. Essi insistono su una maggiore cooperazione economica con i paesi dove risiedono e, molto pragmaticamente, restano aperti a uno scambio che li possa aiutare anche nella loro vita professionale. Le seconde e terze generazioni, come anche gli oriundi,costituiscono una realtà diversa rispetto agli emigrati di una volta, ma sono, comunque, una grande ricchezza che richiede un adattamento da parte dei politici, degli operatori e degli stessi studiosi.

A CINQUE ANNI DALLA LAUREA, GIOVANI PREFERISCONO VIVERE ALL'ESTERO
Se quasi un terzo della presenza giovanile all'estero è costituita da minorenni (circa 606.000), oltre due quinti ha un'età compresa tra i 18 e i 24 anni (quasi 860.000) e più di un quarto (547.000 individui) tra i 25 e i 35.
Si riscontra in quest'ultima fascia una "emigrazione d'élite", la fuga all'estero cioè di migliaia di laureati, che riescono a trovare oltre confine un lavoro qualificato e ben retribuito. Queste persone - ha spiegato Delfina Licata, che ha coordinato il lavoro dei 60 autori che hanno contribuito alla stesura del rapporto - partono nella maggior parte dei casi con l'idea di rimpatriare presto, ma finiscono per stabilirsi nel paese d'arrivo.
Da un'indagine del 2007 del consorzio universitario italiano Almalaurea, dice il rapporto, a cinque anni dalla laurea le ragioni dell'emigrazione definitiva o a lungo termine sono dovute, in quasi la metà dei casi, alla ricerca di migliori condizioni di lavoro, solitamente presso grandi aziende, e prevalentemente verso Regno Unito (19,2%), Francia (12,6%), Spagna (11,4%) e Usa (9,8%).
Ma diminuiscono, con il trascorrere del tempo, le possibilità di un rientro, sia per le donne che per gli uomini: a cinque anni dalla laurea sono 52 su 100 i laureati occupati all'estero che considerano molto improbabile un ritorno nel Bel Paese.(Reuters)
