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Approvato dal Senato il rinvio delle elezioni dei Comites

12-02-2009 Nel decreto cosiddetto "Milleproroghe" approvato ieri al Senato viene confermato il rinvio delle elezioni dei Comites, così come decretato dal Consiglio dei Ministri lo scorso dicembre. Il decreto – su cui il Governo ha posto, ed ottenuto, il voto di fiducia (con 162 sì e 126 no) – passa ora all’esame della Camera.
Ufficiale, come detto, il rinvio delle elezioni dei Comites cui è dedicato l’articolo 10 del provvedimento originario.
"I Comitati per gli italiani all’estero di tipo elettivo, costituiti nelle circoscrizioni consolari dove risiedono più di tremila connazionali ed eletti ogni cinque anni, - vi si legge – costituiscono la forma di rappresentanza più diretta e vicina di cui le comunità italiane all’estero dispongono, al fine di veicolare e discutere le proprie istanze. Attualmente sono attivi 123 Comites elettivi, il cui mandato termina a marzo 2009.
I Comites hanno competenze consultive su ogni aspetto della vita della collettività italiana residente, si rapportano alla Sede diplomatico – consolare in base alla competenza territoriale; possono rivolgere istanze alle autorità locali".
"I consiglieri dei Comites – recita l’articolo 10 – eleggono, entro 120 giorni dalla nomina, i membri del Consiglio generale per gli italiani all’estero (CGIE), organo consultivo che rappresenta la comunità italiane nel mondo nei confronti delle istanze nazionali, anch’esso con mandato quinquennale, in scadenza a marzo 2009".
A motivare la necessità di una riforma della legge, l’ingresso in parlamento dei 18 eletti all’estero: "dall’entrata in vigore della legge n. 459 del 2001 – si legge, infatti, nell’articolo 10 – gli italiani residenti all’estero possono votare per corrispondenza per il rinnovo del Parlamento italiano, eleggendo i candidati della circoscrizione estero (12 deputati e 6 senatori).
Essi votano per corrispondenza anche in occasione dei referendum nazionali. Tenuto conto del fatto che la istituzione della Circoscrizione estero e il voto politico per corrispondenza hanno mutato radicalmente la nozione stessa e la portata della rappresentatività degli italiani all’estero, negli ultimi mesi e’ stata avviata, anche in sede parlamentare, una riflessione sull’istituto dei Comites e in diretta connessione, su quello del CGIE".
"In tale contesto – si osserva – non appare opportuno procedere – entro la scadenza prevista da legge - al rinnovo quinquennale dei consiglieri dei Comites e conseguentemente anche a quello del CGIE in quanto sono attualmente allo studio alcune ipotesi di riforma al fine di prevedere formule differenti di rappresentatività. Dette ipotesi potrebbero essere finalizzate, tra l’altro, alla modifica della soglia minima di residenti, necessaria per la istituzione di un Comitato, con la potenziale, grave conseguenza che i Comites attuali, da poco rieletti, potrebbero risultare esautorati - ancorché in carica - in quanto privi di adeguata legittimazione politica.
Ulteriore considerazione a favore del differimento della consultazione generale è il rischio che le elezioni, nel momento in cui avranno vigenza le norme attualmente oggetto di valutazione politica, possano essere ripetute, con la conseguente duplicazione degli oneri derivanti dallo svolgimento delle elezioni pari a 6 milioni di euro per il rinnovo dei Comites e a 1 milione di euro per il rinnovo del CGIE".
"Si segnala inoltre che, in occasione della riforma legislativa del settore, tra il 2001 e il 2003 l’elezione dei Comites e, conseguentemente, anche quella del CGIE è stata differita due volte in considerazione della esigenza di portare a compimento l’iter parlamentare della riforma (aise)
Ufficiale, come detto, il rinvio delle elezioni dei Comites cui è dedicato l’articolo 10 del provvedimento originario.
"I Comitati per gli italiani all’estero di tipo elettivo, costituiti nelle circoscrizioni consolari dove risiedono più di tremila connazionali ed eletti ogni cinque anni, - vi si legge – costituiscono la forma di rappresentanza più diretta e vicina di cui le comunità italiane all’estero dispongono, al fine di veicolare e discutere le proprie istanze. Attualmente sono attivi 123 Comites elettivi, il cui mandato termina a marzo 2009.
I Comites hanno competenze consultive su ogni aspetto della vita della collettività italiana residente, si rapportano alla Sede diplomatico – consolare in base alla competenza territoriale; possono rivolgere istanze alle autorità locali".
"I consiglieri dei Comites – recita l’articolo 10 – eleggono, entro 120 giorni dalla nomina, i membri del Consiglio generale per gli italiani all’estero (CGIE), organo consultivo che rappresenta la comunità italiane nel mondo nei confronti delle istanze nazionali, anch’esso con mandato quinquennale, in scadenza a marzo 2009".
A motivare la necessità di una riforma della legge, l’ingresso in parlamento dei 18 eletti all’estero: "dall’entrata in vigore della legge n. 459 del 2001 – si legge, infatti, nell’articolo 10 – gli italiani residenti all’estero possono votare per corrispondenza per il rinnovo del Parlamento italiano, eleggendo i candidati della circoscrizione estero (12 deputati e 6 senatori).
Essi votano per corrispondenza anche in occasione dei referendum nazionali. Tenuto conto del fatto che la istituzione della Circoscrizione estero e il voto politico per corrispondenza hanno mutato radicalmente la nozione stessa e la portata della rappresentatività degli italiani all’estero, negli ultimi mesi e’ stata avviata, anche in sede parlamentare, una riflessione sull’istituto dei Comites e in diretta connessione, su quello del CGIE".
"In tale contesto – si osserva – non appare opportuno procedere – entro la scadenza prevista da legge - al rinnovo quinquennale dei consiglieri dei Comites e conseguentemente anche a quello del CGIE in quanto sono attualmente allo studio alcune ipotesi di riforma al fine di prevedere formule differenti di rappresentatività. Dette ipotesi potrebbero essere finalizzate, tra l’altro, alla modifica della soglia minima di residenti, necessaria per la istituzione di un Comitato, con la potenziale, grave conseguenza che i Comites attuali, da poco rieletti, potrebbero risultare esautorati - ancorché in carica - in quanto privi di adeguata legittimazione politica.
Ulteriore considerazione a favore del differimento della consultazione generale è il rischio che le elezioni, nel momento in cui avranno vigenza le norme attualmente oggetto di valutazione politica, possano essere ripetute, con la conseguente duplicazione degli oneri derivanti dallo svolgimento delle elezioni pari a 6 milioni di euro per il rinnovo dei Comites e a 1 milione di euro per il rinnovo del CGIE".
"Si segnala inoltre che, in occasione della riforma legislativa del settore, tra il 2001 e il 2003 l’elezione dei Comites e, conseguentemente, anche quella del CGIE è stata differita due volte in considerazione della esigenza di portare a compimento l’iter parlamentare della riforma (aise)
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