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Italiani in Lussemburgo

L'Associazione Regionale Campani e Scugnizzi

Una volpe in mezzo alle galline è qualcuno, ma tra le altre volpi cos'è?  (da Scugnizzi, di Nanni Loy)



Lussemburgo 22-09-2009  Qual è il compito delle associazioni culturali? La risposta sembra ovvia. Le associazioni culturali promuovono quelle le manifestazioni rituali e morali (dal latino mos, costume) che permettono all'uomo di crescere insieme ad altri, riflettendo sui propri bisogni e soddisfacendoli. Noi chiamiamo questo fenomeno Cultura.

L'aspetto interessante della definizione appena proposta sta nell'idea di Cultura che si lega quella di associazione. È bello pensare (e forse è proprio cosí) che la Cultura nasca nel gruppo quando questo diventa strumento di comunione, di arricchimento reciproco dato dallo scambio.

Il 19 settembre scorso, giorno di san Gennaro, l'Associazione Regionale Campani di Lussemburgo ha dato inizio ad una serie di incontri cinematografici, proponendo la visione del film Scugnizzi di Nanni Loy. Per come è stata preparata e per l'esito avuto, la serata si inserisce perfettamente nella cornice delle attività tipiche delle associazioni culturali.

La decisione dell'ARC di realizzare questo programma nasce dalla consapevolezza della propria missione che è di duplice natura. Rispetto ai propri soci vi è l'impegno di mantenere vive le tradizioni, lo stile di vita, la lingua della terra d'origine, creando identità di gruppo anche a migliaia di chilometri di distanza. Verso l'esterno l'intento è di comunicare agli altri il proprio essere, di aprirsi e farsi conoscere, arricchendo e arricchendosi.

La serata è stata caratterizzata da un sapiente accostamento di elementi di napoletanità che ha permesso agli ospiti di vivere Napoli, conoscere i Napoletani, riflettere su alcuni problemi, gustare l'ospitalità e le specialità campane. Anche la scelta del film è coerente con gli obiettivi formulati.

Il termine scugnizzo, assunto ormai nel patrimonio linguistico nazionale, appartiene all'area semantica del verbo scugna' (excuneare, liberare dai cunei, smembrare) che indica l'azione del percuotere, abbacchiare. I monelli di strada piú abili nel gioco dello strummolo, una trottolina di legno, conquistavano il diritto di scugnare la trottolina dell'avversario che perdeva, rompendola con la punta metallica del proprio giocattolo. Lo scugnizzo è quindi un bambino, ma un bambino pratico della vita e della strada, della competizione e della punizione.

Nanni Loy già si era avvicinato agli scugnizzi nel 1962, quando girò il film sulle quattro giornate di Napoli, rendendo onore a Gennaro Capuozzo e ai fanciulli che si sacrificarono per la liberazione dalle truppe naziste. Nel 1988 torna a parlare degli scugnizzi e li cerca nel carcere minorile di Nisida, vittime di una società che li abbandona al loro destino.

La durata del film di Loy coincide con quella di un musical messo in scena dai detenuti di Nisida al teatro San Carlo, tempio della mondanità napoletana. La scena di apertura mostra l'arrivo del furgone cellulare e degli ospiti al teatro. Uno scugnizzo cerca, come può, di racimolare qualche soldo improvvisandosi posteggiatore abusivo davanti all'entrata.

Il sipario si alza sulle scene, sulle canzoni e sulle coreografie del regista Fortunato Assante (Leo Gullotta), ma anche, grazie alla tecnica del flashback, sulle vite dei giovani carcerati. Il film si sviluppa, cosí, fra due piani narrativi, quello del palcoscenico del San Carlo e quello della vita napoletana reale, povera e dura degli scugnizzi. Loy riesce abilmente ad invertire i due livelli. Il mondo di cartone del proscenio accoglierà, alla fine del film, vicende reali di vita e di morte, mentre la Napoli descritta assume spesso contorni teatrali. Alcune scene corali di vita napoletana evocano danze di straordinario impatto coreografico.

È interessante la citazione rivisitata di Eduardo (Questi fantasmi) nella scena del disoccupato che, dal suo basso, parla con un misterioso dirimpettaio. Mentre Eduardo spiegava il segreto del buon caffè, il disoccupato di Scugnizzi, molto meno elegantemente, racconta le sue strategie per tirare a campare rubando quello che i ratti accumulano nelle loro tane. La sorpresa, di uno sconforto estremo, si ha quando la cinepresa di Loy si allontana e inquadra l'interlocutore del disoccupato, un muro... In questa scena si coglie, nel suo pieno tenore, la forza della denuncia di Nanni Loy. La Napoli degli espedienti, della fantasia e della teatralità della vita affonda le sue radici nella disperazione.

Assante accetta di guidare i ragazzi nella preparazione del musical per pochi milioni che gli permetteranno di saldare alcuni debiti. Tuttavia, all'entrata del carcere inizia per lui un processo di disincanto e di presa di coscienza, scandito dalle belle musiche di Claudio Mattone come Scetate, svegliati, renditi conto di quello che c'è dietro ad ogni esperienza di scugnizzo.

Egli incontra scugnizzi che vogliono entrare in carcere per salvare la pelle, scugnizzi che vogliono uscirne, uscire dal Carcere 'e mare, scugnizzi che temono di crescere, sapendo che saranno trasferiti a Poggioreale. Ce n'è uno, però, che Assante non incontra. È lo scugnizzo parcheggiatore dell'inizio del film, uno scugnizzo con il sorriso da fanciullo e le risposte pronte di un adulto. È lo scugnizzo che cerca lavoro dove può, ma rifiuta l'offerta del camorrista, lo scugnizzo nel quale è riposta la speranza di Nanni Loy. È colui che alla fine farà una corsa nel traffico dello scudetto per portare il resto a chi gli ha comprato un poster del Napoli.

Gennaro Casale






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