home

LETTURE - La Cenere delle Parole

La Cenere delle Parole

Jean Portante

a cura di Maria Luisa Caldognetto
 
Ad aprile di quest'anno di Jean Portante, poeta lussemburghese, è uscito in Italia per i tipi dell'Edizione "empirìa" un'antologia di poesie dal titolo: La cenere delle parole.

Si tratta di una selezione di più raccolte, curata da Maria Luisa Caldognetto. L'antologia è presentata da una introduzione del poeta Elio Pecora, che offre al lettore una sintetica ed essentiale lettura critica.

L'opera, come già altre precedentemente curate e tradotte dalla Caldognetto, è sostenuta da Convivum, associazione culturale italo-lussemburghese.

Jean Portante


Jean Portante
Jean Portante
Come si legge nella nota bio-bibliografica a conclusione del libro, Jean Portante è un poeta lussemburghese di famiglia abruzzese emigrata in Lussemburgo. Scrive in italiano, francese e lussemburghese, e traduce letteratura anche da altre lingue. Ma quando si è trattato di scegliere la lingua letteraria per la sua produzione artistica, ha optato per la lingua francese. Di questa „scelta" (e di tutte le sue possibili cause (o implicazioni) sul piano personale, sia di natura psicologa, sia esistenziale, o semplicemente di prammatica, ha fatto il tema centrale della sua poesia e, nello stesso tempo, origine ed emblema della sua poetica. Quasi a voler rappresentare l'anima stessa della condizione dell'uomo contemporaneo.

Sono più di quindici anni che le sue opere (poesie e prose) vengono tradotte in lingua italiana da Maria Luisa Caldognetto, docente all'Università di Trier (Germania). Da quando cioè l'associazione italo-lussemburghese Convivium ha cominciato a pubblicarle (testo e traduzone) o a patrocinarle.

Struttura dell'opera


La Cenere delle Parole
La Cenere delle Parole
Il libro presenta alcuni cicli (o sezioni) di poesie, raggruppate sotto un titolo, e caratterizzate da particolari forme metriche in cui è manifesto l'intento sperimentale.

Le prime 24 poesie, tuttavia, formano una sezione senta titolo (alla quale è toccato il titolo dell'intera antologia).

Seguono le altre sezioni: La morte del padre, Punto di partenza, Punto di sospensione, Punto d'appoggio, Punto di caduta, Punto d'incontro, Punto di domanda, La strana lingua; e, infine, Sonetto che scompare.


La prima sezione


La prima sezione (La cenere delle parole [2005]) è formata da 24 componimenti. Sotto questo titolo (che ha dato poi il titolo al libro, il quale presenta una volontà di strutturazione tematica, o emblematicamente allusiva, visti i titoli delle raccolte che seguiranno) sono presentate poesie sparse che propongono il tema della sofferenza di chi è sradicato e trapiantato altrove: l'emigrante. Ma per Portante questa è una sofferenza tutta particolare e personale, caratterizzata dal disadattamento linguistico e culturale. Pur controllando egli con competenza diverse lingue, si dichiara estraneo ad ognuna di esse. Il non sentirsi parte di nessuna cultura - o dimidiato da più culture: ma dovremmo dire „tradizioni" - lo porta ad una regressione espressiva verso un linguaggio simbolico, in cui le cose, i sentimenti, i nuclei di pensiero, sono rappresntati per sovrapposizione di immagini: poca sintassi e tutta analogia.

Il suo disagio esistenziale, se generalizzato, ben s'adatta, come accennato di sopra, a rappresentare la condizione dell'uomo moderno, alienato nella sua stessa terra e estraneo alla sua stessa cultura.

In questa sezione più marcato è il simbolismo, al quale il lettore si abituerà alla distanza. La mancanza di qualsiasi segno d'interpunzione, compresa la lettera maiuscola all'inizio delle strofe, e la libertà del verso, ma più ancora il tipo di sintassi e le forti analogie, ne fanno un esempio di poesia ermetica molto originale.


La morte del padre


Con questo titolo sono presentate sette poesie [1999], nelle quali si rappresentano immagini domestiche che rivelano, senza mai nominarlo, l'assenza-presenza della figura del padre, dove il simbolismo è meno rigoroso, più automatico e conseguenziale - prevedibile e perció meno ermetico - in quanto il poeta si accontenta di recuperare la memoria o la reviviscenza degli affetti familiari da oggetti, gesti, e situazioni usuali e reali.

Permane tuttavia in fondo alla sua coscienza il senso di un sofferto disadattamento.


I cosiddetti punti


Seguono la serie dei "Punti" (di riferimento? [1999 e segg.]), forse quelli mancanti nel discorso scritto (e che compariranno solo alla fine in „La Strana lingua"). Sono gruppi di poesie la cui struttura metrica e compositiva, va lentamente modificandosi nel passaggio da una sezione all'altra.

In questa forma di ulteriore sperimentazione resta comunque invariato l'uso ermetico della lingua.


Punto di partenza


Da qui comincia a comparire la nuova tipologia di segni diacritici, si scoprono le prime regole di una rappresentazione grafica e di una nuova sintassi, appena generata: le parole in maiuscolo nel primo verso, (come fosse il titolo) formano una specia di armatura di chiave con la messa in risalto dalla prima unità logica del discorso. In seguito in „La strana lingua" questa sorte toccherá all'intero primo verso. Anche lo spazio che separa le parole (la segmentazione) si fa molto più ampio in presenza dell'enjambement (come alternativa al punto fermo nel mezzo del verso).

Nelle precedenti poesie era la fine del verso ad indicare la pausa nell'enunciato, rappresentando il verso un'unitá logico-argomentativa.
 

Gli altri „Punti"


Punto di sospensione, Punto d'appoggio, Punto di caduta, Punto d'incontro, Punto di domanda, sono le altre raccolte presenti nell'antologia.

Presentano tutte la stessa configurazione grafica del testo poetico.
 

La strana lingua


Sono nove componimenti scritti nella forma del sonetto. Con un'altra novità. (Tutta la raccolta è costellata dalla scoperta di novità nella rappresentazione grafica del testo). Il primo verso è scritto in lettere maiuscole (quasi un titolo!) e gli enunciati pur non avendo la maiuscola iniziale sono separati dal punto fermo, o nel corpo del verso, o alla fine dove occorre.
 

Sonetto che scompare


Questa sezione, con cui si chiude la raccolta, è quasi un carme, pur presentando in maniera isolata una serie di sonetti incompiuti. (A parte il primo: „Meno niente", che presenta, completo, il numero canonico dei versi del sonetto semplice, i successivi a mano a mano che segue la progressione numerica, vanno sempre perdendo un verso, fino all'ultimo che si riduce al solo titolo: „Meno tutto"). È un „conteggio alla rovescia", fatto alla rovescia. Al negativo. E mentre la numerazione (negativa) va in crescendo: dal „meno niente" al „meno tutto", ad ogni nuovo componimento viene sottratto un verso. Fino al quattordicesimo: „Meno tutto", che presenta la pagina bianca.

Con questo tipo di componimento - che prima ho definito „poema" e al quale adesso aggiungo „ermetico" - la scelta sperimentale di strutturare il prodotto letterario secondo un disegno ideale è confermata; essa trova la sua conclusione in questa specie di performance.

È la conferma della volontà di rappresentare realtà e sentimenti in maniera ermetica. Questa volontà è rafforzata dal contenuto referenziale dei singoli pezzi (sonetti decurtati, al contrario dei sonetti caudati della metrica tradizionale), formati da una serie di immagini in cui giocando con le analogie si accavallano immagini, visioni, spezzoni di vita, in maniera estenuante.

La frammentazione dei contenuti poetici ben si adatta alla scansione delle forme metriche, ma non consente, tuttavia, una netta distinzione di tematiche e argomenti. Ed è proprio questo quello che intendevo, quando ho detto che l'insieme dei componimenti forma quasi un'opera unica. E forse era nelle intenzioni del poeta se l'epilogo è quello che è.

„Più dice di quanto io direi la pagina bianca: è meglio smarrirsi e tacere": sembra dirci il Portante.

Ma per verificarlo dobbiamo rileggere le sue poesie.

Perciò, eccoci giunti .... alla cenere delle parole.

Ritorniamo così all'epigrafe iniziale, posta nella dedica del libro: "... la cenere delle parole parla un'altra lingua".

Purché parli.... E che qualcuno possa ascoltarla. Come Laurence e Andrea.

Recensione di Luigi Casale
 

AGGIUNGI UN COMMENTO

Cognome
Nome
E-mail
Commenti