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LETTURE - APPUNTAMENTI

FESTIVALETTERATURA, Al via l’edizione 2008


MANTOVA, 03 Settembre 2008 - Si apre a Mantova la kermesse letteraria. Per cinque giorni, fino al 7 settembre, le voci della letteratura mondiale si incontrano nella città dei Gonzaga. Oltre ai big stranieri, da Scott Turow a Daniel Pennac, e a quelli italiani, da Paolo Giordano a Carlo Lucarelli, molti sono gli autori da conoscere meglio. Dai romanzieri giallo-ghiaccio del Nord Europa alle voci del Libano e a quelle dell'Africa post-coloniale

La lotta alla banalità dei tempi
si può condurre sfogliando un libro, incontrando chi l'ha scritto e potergli chiedere, sorseggiando con lui un caffè, perché ha usato quella parola o quell'immagine e non altre. Quelle che avremmo scritto noi. E sentirsi, di ritorno, raccontare le storie dei mondi da cui provengono, quasi sempre intrise di violenze e drammi, spesso fantastiche, sempre originali. Conosciamo così donne e uomini che mai rinunciano però ad attraversare le porte che la speranza tiene aperte.

La letteratura riesce a far volare gli infiniti mondi, che a torto pensiamo altrove, fino a noi, nella piccola Mantova, racchiusa nei laghi ma capace di guardare con l'imponente bellezza della sua storia all'Europa e al mondo. Patrimonio dell'umanità, è bene ricordare, ma anche patrimonio della cultura. Mantova da dodici anni non si è stancata di volare, convinta che fino a quando ci sarà il ticchettio di uno scrittore, in qualsiasi altrove, ci sentiremo tutti rassicurati. La volgarità e le brutture si trovano davanti, testardi e sublimi, i nemici di sempre: chi pensa e chi racconta come va davvero il mondo dopo averne scrutato le profondità, chi disvela ricchezze inesplorate del pensiero, dei luoghi e delle azioni e chi, con generosità, alza un dito per indicarci un angolo di cielo.

Il Festivaletteratura è la risposta
semplice e geniale alla cultura unica, al conformismo, alla rassegnazione per il mondo che va così e non come dovrebbe. Ha offerto un riparo, ha tolto la disabitudine a scavare sotto la superficie delle cose, ha dato e dà l'energia per intraprendere un viaggio della mente.
Lo stare fermi non s'addice al Festival. Pochi passi, tra le mura, le vie e le piazze antiche, e si aprono i mondi dell'Est, dell'Asia lontana, del Sudamerica, dell'Africa più vitale.
Non ci sono a Mantova effimeri tornaconti o piaceri passeggeri. Lo vedi dai giovani volontari che per alcuni giorni s'affannano a far sentire tutti a casa propria, generosi e disponibili.


Lo avverti dall'asciutta e profonda conoscenza dei meccanismi festivalieri degli organizzatori, dall'uso sapiente delle tecnologie che evitano sbavature, dall'allegria che pervade la città, a torto ritenuta musona, in verità fiera di apparire com'è veramente. Dai commercianti e albergatori che finalmente son contenti di come vanno le cose: locali pieni, hotel esauriti. Un ritorno economico che non guasta. Stavolta carmina dant panem.

Festival inossidabile, perché riesce
ancora a stupire e a meravigliare. Quello che dodici anni fa poteva sembrare un approccio fugace, tra scrittori e lettori, si è trasformato in un amore solido. Gli uni e gli altri tornano. Confermata la regola di sempre. Se siamo riusciti o meno a scavare nel cuore di una persona non c'è che un solo modo per verificarlo: se questa persona ci cercherà, vorrà stare con noi, vorrà condividere il tempo e le emozioni, avremo colto nel segno. Oggi, dodici anni dopo, migliaia di persone arrivano a Mantova per rivivere ciò che l'anno prima, o prima ancora, ha scavato nel loro cuore.

Due grandi peculiarità ha il Festivaletteratura. Riesce a contenere in cinque giorni in uno spazio di terra e acqua limitato, tutte le voci della letteratura mondiale, anticipando le tendenze. Oltre ai big - l'elenco è lungo - arrivano voci meno note al grande pubblico - elenco altrettanto lungo - ma che di sicuro lo saranno da qui a poco. I romanzieri giallo-ghiaccio del Nord Europa, i romanzieri storici, gli scrittori e le scrittrici libanesi, coraggiosi editori israeliani, biografi africani, testimoni di quel continente com'è oggi e com'era nell'epoca pre-coloniale.

La seconda peculiarità
- che cattura masse crescenti di lettori, e molti sono giovani - è l'assenza di divismo. Scrittori da milioni di copie, famosi e celebrati in tutto il mondo, si avvicinano alla città con sobrietà e disponibilità. Entrano in una dimensione umana, consapevoli che il pubblico con cui verrà a contatto è colto, preparato e soprattutto curioso. Il romanziere ha davanti a sè il suo lettore, che si è sobbarcato un lungo viaggio per sentire la voce dei suoi amati libri. Non si può barare. Si dev'essere se stessi. E così il libro, il suo libro, prende a camminare su migliaia di gambe. E nello stesso momento da Mantova si alza e soffia un vento intenso, caldo, carezzevole e rassicurante: quello della libertà. (Piero Di Antonio/ gazzettadimantova.it)

MANTOVA - dal Ponte di S.Giorgio
MANTOVA - dal Ponte di S.Giorgio