CINEMA - Prima Fila

Mio Fratello è figlio unico
Mio Fratello è Figlio Unico
Lussemburgo, 13 Settembre 2007 - Approda nelle sale lussemburghesi il film di Daniele Luchetti, campione d'incassi al botteghino italiano nella passata stagione cinematografica.
Mio Fratello è figlio unico è la storia di due fratelli ambientato nell'Italia degli anni '60-'70 tra Latina, Roma e Torino. Interpretato dai due astri nascenti del cinema italiano, il film, tratto dall'opera 'Il Fasciocomunista' di Antonio Pennacchi, ripercorre 15 anni di storia italiana attraverso le vicende di Accio (Elio Germano) e Manrico (Riccardo Scamarcio).
I due sono diversi in tutto: uno fascista e l’altro comunista, uno moderato e l’altro estremista, uno chiuso nel bozzolo di un’ideologia che gli impedisce di vedere il mondo come è, l’altro disponibile a ammorbidire la propria visione del mondo a favore di una vitalità totale.
A renderli vicini è una sorta di ‘energia’ che li porta a battersi l’uno contro l’altro, un’energia che è giovinezza, voglia di esistere, di essere considerati, di essere amati. Infatti, in questa famiglia dove ci si accapiglia su tutto, c’è un nucleo affettivo misterioso, poiché quei due fratelli che crescono in perenne conflitto, senza comprendersi, in realtà si amano disperatamente.
I due ci parlano di un Paese non riconciliato, non pacificato, ossessionato dalla ricerca di una identità che non riesce mai a diventare ascolto dell’altro, confronto vivo con chi è altro da noi. Accio e Manrico finiscono per riconoscersi simili solo nel finale, proprio quando si rendono conto di essere radicalmente e per sempre diversi l'uno dall'altro. Solo allora realmente si 'toccano'. E mentre si perdono eccoli lì che si ritrovano, irriducibili eppure, per la prima volta, davvero fratelli.
Il film, sarà in programmazione a Lussemburgo da domani (e fino al 20 settembre) al cinema Utopia.
Mio Fratello è figlio unico è la storia di due fratelli ambientato nell'Italia degli anni '60-'70 tra Latina, Roma e Torino. Interpretato dai due astri nascenti del cinema italiano, il film, tratto dall'opera 'Il Fasciocomunista' di Antonio Pennacchi, ripercorre 15 anni di storia italiana attraverso le vicende di Accio (Elio Germano) e Manrico (Riccardo Scamarcio).
I due sono diversi in tutto: uno fascista e l’altro comunista, uno moderato e l’altro estremista, uno chiuso nel bozzolo di un’ideologia che gli impedisce di vedere il mondo come è, l’altro disponibile a ammorbidire la propria visione del mondo a favore di una vitalità totale.
A renderli vicini è una sorta di ‘energia’ che li porta a battersi l’uno contro l’altro, un’energia che è giovinezza, voglia di esistere, di essere considerati, di essere amati. Infatti, in questa famiglia dove ci si accapiglia su tutto, c’è un nucleo affettivo misterioso, poiché quei due fratelli che crescono in perenne conflitto, senza comprendersi, in realtà si amano disperatamente.
I due ci parlano di un Paese non riconciliato, non pacificato, ossessionato dalla ricerca di una identità che non riesce mai a diventare ascolto dell’altro, confronto vivo con chi è altro da noi. Accio e Manrico finiscono per riconoscersi simili solo nel finale, proprio quando si rendono conto di essere radicalmente e per sempre diversi l'uno dall'altro. Solo allora realmente si 'toccano'. E mentre si perdono eccoli lì che si ritrovano, irriducibili eppure, per la prima volta, davvero fratelli.
Il film, sarà in programmazione a Lussemburgo da domani (e fino al 20 settembre) al cinema Utopia.
Redazione
