Cinema mon Amour
GOMORRA
Regia: Matteo Garrone
Attori: Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale, Salvatore Cantalupo, Gigio Morra.
Distribuzione: 01 Distribution
Trama: Dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano. Ritratto di come la Camorra domini incontrastata, tra capi contraffatti, lotte intestine, smaltimento di rifiuti e traffico di droga.
Come si è potuto intuire, in questo film la trama non è importante. Non conta che la storia si dipani attraverso cinque storie più piccole, che si incrociano e si intersecano. Ciò che è importante è che Garrone è riuscito lì dove era facile sbagliare: dare fisicità, riassumendo con giuste immagini, allo stupendo romanzo di Saviano.
Gomorra, infatti, è un mix di generi e stili letterari al servizio di un unico scopo: scoperchiare il velo di omertà e/o di ignoranza sulla Camorra e sui suoi traffici disumani. Che coinvolge e travolge tutto e tutti, volenti o nolenti, primi attori o indifferenti: dal ragazzino che sogna di emulare i grandi con le macchine agli industriali del Nord che se ne sbattono di dove finiscano i loro rifiuti. Si viene a creare così un mondo buio e decadente, nelle persone e nelle case; un mondo pieno di violenza cieca, gratuita e irruente. E in tutto questo lo Stato, rappresentato dalla Polizia, è assente, impalpabile e arriva, se arriva, solo a cose fatte, ad omicidi già avvenuti.
E’ una realtà dalla quale è difficile, se non impossibile, uscirne, avvolta com’è dalle Vele di Secondigliano, monumento-carcere emblema del degrado di cui sopra. Speranze? Poche, pochissime. Ma la pellicola è essa stessa fonte di speranza, nel senso che è solo grazie alla conoscenza che si possono aprire gli occhi, ragionare con la propria testa e avere la forza di uscire o di non volerci entrare in questo sistema perverso.
Gomorra si fa forza della regia asciutta, senza enfasi ma emotivamente coinvolta, di Garrone, alla sua miglior prova dietro la macchina da presa. Toni Servillo, dal canto suo, comanda con la consueta maestria una pattuglia d’attori in cui si amalgamano interpreti navigati e interpreti di sé stessi. Tante le citazioni dal neorealismo italiano, primo fra tutti Visconti. Un film da vedere per comprendere e indignarsi, basta che questa reazione non resti dentro la sala
VOTO: 8,5Gomorra, infatti, è un mix di generi e stili letterari al servizio di un unico scopo: scoperchiare il velo di omertà e/o di ignoranza sulla Camorra e sui suoi traffici disumani. Che coinvolge e travolge tutto e tutti, volenti o nolenti, primi attori o indifferenti: dal ragazzino che sogna di emulare i grandi con le macchine agli industriali del Nord che se ne sbattono di dove finiscano i loro rifiuti. Si viene a creare così un mondo buio e decadente, nelle persone e nelle case; un mondo pieno di violenza cieca, gratuita e irruente. E in tutto questo lo Stato, rappresentato dalla Polizia, è assente, impalpabile e arriva, se arriva, solo a cose fatte, ad omicidi già avvenuti.
E’ una realtà dalla quale è difficile, se non impossibile, uscirne, avvolta com’è dalle Vele di Secondigliano, monumento-carcere emblema del degrado di cui sopra. Speranze? Poche, pochissime. Ma la pellicola è essa stessa fonte di speranza, nel senso che è solo grazie alla conoscenza che si possono aprire gli occhi, ragionare con la propria testa e avere la forza di uscire o di non volerci entrare in questo sistema perverso.
Gomorra si fa forza della regia asciutta, senza enfasi ma emotivamente coinvolta, di Garrone, alla sua miglior prova dietro la macchina da presa. Toni Servillo, dal canto suo, comanda con la consueta maestria una pattuglia d’attori in cui si amalgamano interpreti navigati e interpreti di sé stessi. Tante le citazioni dal neorealismo italiano, primo fra tutti Visconti. Un film da vedere per comprendere e indignarsi, basta che questa reazione non resti dentro la sala
Dario Ronzulli

