Cinema mon Amour
Sangue Pazzo
Regia: Marco Tullio Giordana
Attori: Luca Zingaretti, Monica Bellucci, Alessio Boni, Maurizio Donadoni, Giovanni Visentin, Luigi Diberti, Paolo Bonanni, Mattia Sbragia, Alessandro Di Natale, Tresy Taddei.
Distribuzione: 01 Distribution
Trama: L'alba del 30 aprile 1945 vennero trovati nella periferia di Milano i cadaveri di Osvaldo Valenti (Luca Zingaretti) e Luisa Ferida (Monica Bellucci), giustiziati poche ore prima dai partigiani. Coppia celebre nella vita oltre che sullo schermo, Valenti e Ferida erano stati due divi di quel cinema dei "telefoni bianchi" che il fascismo aveva incoraggiato, incarnando quasi sempre personaggi ribaldi e negativi. Anche la loro vita privata era dominata dal disordine; entrambi cocainomani e, si diceva, sessualmente promiscui. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Valenti e Ferida aderirono alla Repubblica di Salò. Si stabilirono prima a Venezia, poi a Milano dove - arruolati in una banda di torturatori - si dettero alla borsa nera. Almeno secondo le voci. Consegnatisi ai partigiani pochi giorni prima della Liberazione, i due negarono ogni addebito, cercando l’aiuto di Golfiero (Alessio Boni), regista scopritore della Ferida...
Un progetto lungo quasi 30 anni, portato finalmente a termine. Sangue Pazzo – espressione siciliana che sta per testa calda – è un film completo, in pieno stile Giordana. Qualche dubbio della critica resta sulla Bellucci e sul presunto revisionismo, ma chi scrive non è d’accordo.
Luisa Ferida era un’attrice nota, anche, per la sua corporeità, la sua dirompenza fisica. E chi meglio della Bellucci, attrice spesso – forse troppo – usata dai registi come entità corporea, potrebbe rappresentarla? Per quanto riguarda il revisionismo, non si può usare questo termine prendendo come esempio la battuta del patriota, così definito dai titoli di coda, Lo Cascio (“Abbiamo fatto giustizia”, in tono sarcastico) o l’accostamento di immagini tra Piazzale Loreto e cadaveri dei partigiani. Giordana intende probabilmente evidenziare come la guerra estragga il peggio di ognuno di noi, pronti a mettere da parte la razionalità per far posto alla più ottusa barbaria. Tant’è vero che non si pone alla ricerca della verità dei fatti, lasciando aperte tutte le incertezze.
E’ un film pieno di elementi, dall’amore per il cinema alla leggerezza delle accuse basate sui pettegolezzi: tutto legato in modo appassionato, non didascalico e perfettamente coerente con le personalità di Valenti e Ferida. Attraenti i giochi tra le linee temporali e l’assonanza sonora tra gli amplessi e gli attacchi di epilessia. Qualche caduta di stile nella recitazione, ma lo Zingaretti istrionico, cocainomane e superbo vale da solo il prezzo del biglietto.
Giordana dimostra ancora una volta di essere un regista attento alle sfumature di significato e di saper adattare la realtà alle proprie esigenze di narratore – non tutto ciò che viene raccontato è accaduto e non tutti i personaggi sono realmente esistiti, ma sono “errori” non forzati –.
VOTO: 7,5Luisa Ferida era un’attrice nota, anche, per la sua corporeità, la sua dirompenza fisica. E chi meglio della Bellucci, attrice spesso – forse troppo – usata dai registi come entità corporea, potrebbe rappresentarla? Per quanto riguarda il revisionismo, non si può usare questo termine prendendo come esempio la battuta del patriota, così definito dai titoli di coda, Lo Cascio (“Abbiamo fatto giustizia”, in tono sarcastico) o l’accostamento di immagini tra Piazzale Loreto e cadaveri dei partigiani. Giordana intende probabilmente evidenziare come la guerra estragga il peggio di ognuno di noi, pronti a mettere da parte la razionalità per far posto alla più ottusa barbaria. Tant’è vero che non si pone alla ricerca della verità dei fatti, lasciando aperte tutte le incertezze.
E’ un film pieno di elementi, dall’amore per il cinema alla leggerezza delle accuse basate sui pettegolezzi: tutto legato in modo appassionato, non didascalico e perfettamente coerente con le personalità di Valenti e Ferida. Attraenti i giochi tra le linee temporali e l’assonanza sonora tra gli amplessi e gli attacchi di epilessia. Qualche caduta di stile nella recitazione, ma lo Zingaretti istrionico, cocainomane e superbo vale da solo il prezzo del biglietto.
Giordana dimostra ancora una volta di essere un regista attento alle sfumature di significato e di saper adattare la realtà alle proprie esigenze di narratore – non tutto ciò che viene raccontato è accaduto e non tutti i personaggi sono realmente esistiti, ma sono “errori” non forzati –.
Dario Ronzulli

