Cinema mon Amour
Il Papa' di Giovanna
Regia: Pupi Avati
Attori: Silvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher, Serena Grandi, Gloria Cocco.
Distribuzione: Medusa
Trama: Bologna, 1938. Michele Casali (Silvio Orlando), sposato con Delia (Francesca Neri) e padre di una bambina che si chiama Giovanna (Alba Rohrwacher), cerca di educare nel miglior modo possibile la figlia e per lei desidera il meglio. Purtroppo i risultati che ottiene non sono sempre dei migliori, anzi rischierà di compromettere il suo rapporto familiare...
Trama: Bologna, 1938. Michele Casali (Silvio Orlando), sposato con Delia (Francesca Neri) e padre di una bambina che si chiama Giovanna (Alba Rohrwacher), cerca di educare nel miglior modo possibile la figlia e per lei desidera il meglio. Purtroppo i risultati che ottiene non sono sempre dei migliori, anzi rischierà di compromettere il suo rapporto familiare...
Il più bel film di Pupi Avati? Forse. Difficile dirlo. Quel che è certo è che si tratta di un'opera godibile e delicata, nella quale spiccano le ottime, se non superbe, prove d'attore e una grande attenzione per le ambientazioni.
Un film nel quale è forte il tema dell’ambiguità, reso ancora più evidente dai colori, mai troppo chiari né troppo scuri. E’ ambigua Giovanna (interpretata da una sempre più brava Alba Rohrwacher, ormai non più una rivelazione), con la sua faccia da angelo e la sua mente perversa, fuori dalla realtà. E’ ambiguo Sergio (un Ezio Greggio inedito, in versione drammatica), poliziotto fermo e generoso, ma che non ci pensa troppo a tradire le sue convinzioni politiche, ammesso che siano sempre state vere. Ambigui sono i rapporti interpersonali: tra Sergio e Delia, che non vanno mai oltre sguardi comunque complici; tra Giovanna e l’amica Marcella; tra Michele e Delia.
L’unico rapporto vero, autentico ed estremamente affascinante è quello tra padre e figlia, tra Michele e Giovanna. Un rapporto intenso, emotivamente forte, capace di andare al di là della guerra o dei giudizi altrui.
Per dargli ulteriore forza è fondamentale l’apporto che da Silvio Orlando. Coppa Volpi a Venezia, l’attore napoletano è pressoché perfetto nel ruolo del professore fallito che insegue ancora i suoi sogni, ma che soprattutto cerca di rendere concreti quelli della figlia. E quando apparentemente sembra che questi siano destinati a restare sogni, ecco che Michele insiste. Alla fine si può dire che il vincitore morale della storia sia lui, ma a quale prezzo non è dato saperlo. Anche perché ad Avati non interessa quest’ultimo aspetto.
Dove il film si perde è nell'incrocio tra piccola Storia e grande Storia, tra le vicende personali dei personaggi e gli Eventi italiani pre e post bellici. Questo incrocio, sempre molto visibile e a volte in primissimo piano, ogni tanto si sfilaccia e perde brillantezza. Ma Il papà di Giovanna resta comunque un film di buon livello.
VOTO: 7+Un film nel quale è forte il tema dell’ambiguità, reso ancora più evidente dai colori, mai troppo chiari né troppo scuri. E’ ambigua Giovanna (interpretata da una sempre più brava Alba Rohrwacher, ormai non più una rivelazione), con la sua faccia da angelo e la sua mente perversa, fuori dalla realtà. E’ ambiguo Sergio (un Ezio Greggio inedito, in versione drammatica), poliziotto fermo e generoso, ma che non ci pensa troppo a tradire le sue convinzioni politiche, ammesso che siano sempre state vere. Ambigui sono i rapporti interpersonali: tra Sergio e Delia, che non vanno mai oltre sguardi comunque complici; tra Giovanna e l’amica Marcella; tra Michele e Delia.
L’unico rapporto vero, autentico ed estremamente affascinante è quello tra padre e figlia, tra Michele e Giovanna. Un rapporto intenso, emotivamente forte, capace di andare al di là della guerra o dei giudizi altrui.
Per dargli ulteriore forza è fondamentale l’apporto che da Silvio Orlando. Coppa Volpi a Venezia, l’attore napoletano è pressoché perfetto nel ruolo del professore fallito che insegue ancora i suoi sogni, ma che soprattutto cerca di rendere concreti quelli della figlia. E quando apparentemente sembra che questi siano destinati a restare sogni, ecco che Michele insiste. Alla fine si può dire che il vincitore morale della storia sia lui, ma a quale prezzo non è dato saperlo. Anche perché ad Avati non interessa quest’ultimo aspetto.
Dove il film si perde è nell'incrocio tra piccola Storia e grande Storia, tra le vicende personali dei personaggi e gli Eventi italiani pre e post bellici. Questo incrocio, sempre molto visibile e a volte in primissimo piano, ogni tanto si sfilaccia e perde brillantezza. Ma Il papà di Giovanna resta comunque un film di buon livello.
Dario Ronzulli

