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Cinema mon Amour


Locandina - Il Divo
Locandina - Il Divo

Il Divo


Regia: Paolo Sorrentino

Attori: Toni Servillo, Anna Bonaiuto, Giulio Bosetti, Flavio Bucci, Carlo Buccirosso, Giorgio Colangeli, Piera Degli Esposti, Alberto Cracco.

Distribuzione: Lucky Red

Trama: Il film parla di una stagione della vita di Giulio Andreotti (Toni Servillo), dalla fine della sua settima Presidenza del Consiglio, con all'orizzonte la massima carica istituzionale del paese, all'inizio del processo che lo vede accusato di associazione mafiosa e che lo vedrà assolto per prescrizione...

Raccontare uno dei periodi più tragici della storia italiana, i primissimi anni ’90, attraverso colui che ha raccolto in sé l’emblema del Potere poteva essere esercizio rischioso. La facilità di giudizio, positivo o negativo che sia, su Giulio Andreotti è sempre dietro l’angolo. Va dato quindi subito atto a Paolo Sorrentino di aver abilmente evitato i pericoli che il progetto Il Divo trascinava con sé.

Sin dalle prime scene, è il grottesco a farla da padrone. Come sottolineato da molti, era il modo più abile per raffigurare l’ambiguità che ruota intorno al personaggio. Ambiguità rappresentata anche dal contrasto evidente tra il pacato e riflessivo Giulio e gli altri membri della corrente andreottiana, da Pomicino a Evangelisti (interpretato da un bravissimo Bucci), chi più chi meno caciaroni e arruffoni. Dalle due ore di film, viene fuori il ritratto di un uomo che non ha fatto nulla per evitare critiche e satire, pensando che facessero parte del gioco; che è andato dritto per la sua strada, attorniandosi anche di persone molto lontane da lui ma che servivano agli scopi; che ha avuto nella moglie (Anna Bonaiuto) e nella segretaria (Piera Degli Esposti) le uniche persone che davvero lo conoscevano. Un Andreotti che definire freddo sarebbe riduttivo.

E un Servillo che definire superbo
sarebbe riduttivo: è praticamente identico, ma non cade nell’errore dell’imitazione, bensì si dedica anima e cuore all’Interpretazione. Allo stesso tempo, Sorrentino non sbaglia un’inquadratura, una luce, un riferimento. Mescola realtà e finzione, come nella finta intervista di Eugenio Scalfari al Senatore, ma i contorni restano ben definiti. Le scritte rosso sangue possono dar fastidio nella lettura, ma il color sangue è l’unico utilizzabile per rimanere coerenti con il resto. Un film che prende il meglio della tradizione impegnata del cinema italiano e lo riadatta ai tempi attuali.

Un ultimo merito e pregio: il “dizionario”
iniziale, nel quale riepiloga i principali fatti che saranno poi oggetto della pellicola, è fondamentale per tutta quella parte di pubblico, in gran parte giovani e giovanissimi, che non sa nulla di quel periodo storico. Sono tanti, tantissimi, a non sapere chi è Pecorelli, chi è Lima, chi è Dalla Chiesa e via dicendo. Colpa loro o colpa della scuola o colpa di chi si vuole, sta di fatto che è una pecca enorme nella coscienza civile di questo Paese. Che Il Divo sia allora il benvenuto.

VOTO: 9

Dario Ronzulli