Cinema mon Amour
Onora il Padre e la Madre
(Before the Devil Knows you're Dead)
Regia: Sidney Lumet
Attori: Philip Hoffmann, Ethan Hawke, Albert Finney, Marisa Tomei
Distribuzione: Medusa
Trama: Andy (Philip Hoffmann) e Hank (Ethan Hawke) sono due fratelli alle prese con grossi problemi finanziari. Il primo decide di organizzare una rapina ad un negozio molto particolare: la gioielleria dei loro genitori. Sembra un piano perfetto, ma non hanno fatto i conti con il fato avverso...
Uno dei registi più importanti nella storia del cinema torna dietro la macchina da presa con una storia violenta, tutta interna ad una famiglia. Sidney Lumet, nonostante l’età – va per gli 84 anni – non ha perso l’abilità e il gusto di appassionare il pubblico. E questo Onora il padre e la madre è un altro film di gran classe al quale, volendo trovare il pelo nell’uovo, manca però una sceneggiatura perfettamente compiuta.
Tutti i personaggi sono, o finiscono, dentro un abisso, un vortice di violenza dal quale non riescono ad uscirne. E’ una melma che attira inesorabile e che si attacca anche alle persone più pacifiche. L’essere umano, questo il messaggio di Lumet, non si realizza perché diventa burattino nelle mani del Male, approfittatore delle debolezze e dei bisogni. Prendiamo Hank: è un fallito, divorziato, senza soldi ed entra nel vortice perché spinto dalla mancanza di denaro. Prendiamo Andy: la sua solidità è puramente fittizia, è un vincente perché imbroglia, è forte con il fratello perché questi è volubile. Si fa travolgere dagli eventi perdendo totalmente la ragione, ammesso che l’abbia mai avuta.
Il finale, forte e indefinito nella sua estrema drammaticità, è la logica conseguenza di un film la cui trama volutamente non regala certezze, ma solo relatività. I flashback continui che procedono zigzagando, ma sempre in modo logico, offrono diversi punti di vista e ognuno di essi fornisce un tassello per la ricostruzione non tanto degli eventi, quanto delle dinamiche psicologiche, vero punto di forza dell’opera.
Superba la prova d’attore di Hoffmann, che trascina con sé gli altri del cast in un elevata raffigurazione dei personaggi, che acquistano credibilità grazie a coloro che li interpretano, capaci in blocco di diventare tutt’uno con le anime inquiete della storia.
VOTO: 8,5
Tutti i personaggi sono, o finiscono, dentro un abisso, un vortice di violenza dal quale non riescono ad uscirne. E’ una melma che attira inesorabile e che si attacca anche alle persone più pacifiche. L’essere umano, questo il messaggio di Lumet, non si realizza perché diventa burattino nelle mani del Male, approfittatore delle debolezze e dei bisogni. Prendiamo Hank: è un fallito, divorziato, senza soldi ed entra nel vortice perché spinto dalla mancanza di denaro. Prendiamo Andy: la sua solidità è puramente fittizia, è un vincente perché imbroglia, è forte con il fratello perché questi è volubile. Si fa travolgere dagli eventi perdendo totalmente la ragione, ammesso che l’abbia mai avuta.
Il finale, forte e indefinito nella sua estrema drammaticità, è la logica conseguenza di un film la cui trama volutamente non regala certezze, ma solo relatività. I flashback continui che procedono zigzagando, ma sempre in modo logico, offrono diversi punti di vista e ognuno di essi fornisce un tassello per la ricostruzione non tanto degli eventi, quanto delle dinamiche psicologiche, vero punto di forza dell’opera.
Superba la prova d’attore di Hoffmann, che trascina con sé gli altri del cast in un elevata raffigurazione dei personaggi, che acquistano credibilità grazie a coloro che li interpretano, capaci in blocco di diventare tutt’uno con le anime inquiete della storia.
VOTO: 8,5
Dario Ronzulli

