Cinema mon Amour
Cemento Armato
Regia: Marco Martani
Attori: Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Carolina Crescentini
Distribuzione: 01 Distribution
Trama: Diego (Nicolas Vaporidis) è un ragazzo della periferia romana che vive di espedienti, rubando motorini e letti. La sua ragazza Asia (Carolina Crescentini) è molto legata a lui, ma non vede affatto di buon occhio il tipo di vita del ragazzo. La loro storia subirà un trauma irreversibile quando Diego deciderà di commettere l’ennesima bravata rompendo specchietti delle auto in coda: tra quelle auto c’è la Mercedes del Primario (Giorgio Faletti), boss del traffico di droga e non solo. E’ uno sgarro che non può restare impunito, per cui quello “stronzetto” va trovato e rimesso al suo posto. Ma nel frattempo il Primario incrocia Asia nella trattoria dove lavora e la violenta. La reazione di Diego è figlia della rabbia: bisogna trovare chi ha abusato della sua ragazza e fargliela pagare. Inizia così una caccia reciproca…
E’ un film inaspettato, se si tiene conto che il regista è lo stesso sceneggiatore di 'Notte prima degli esami' (altro genere e minor spessore), oltre che dei cine-panettoni. Cemento armato è un’opera che cattura l’attenzione dello spettatore, fino all’ultima sequenza. Colpi di scena continui, incastro delle situazioni gestito molto bene e con originalità, crudezza delle immagini: sono questi i punti forti del film.
Non è il solito noir all’italiana che tanto va di moda in questo periodo. E’ un thriller che lascia poco spazio a battute da commedia e molto a omicidi, inseguimenti e chiazze di sangue. Ci sono delle sequenze che possono apparire inverosimili, ma in realtà c’è un uso della temporalità prettamente funzionale non solo alla trama, ma anche allo sviluppo psichico dei personaggi. Qualche scimiottamento di troppo dei thriller hollywoodiani c’è, specie nel linguaggio dei cattivi, ma il film non ne risente in maniera eccessiva.
Sorprende anche Nicolas Vaporidis, reduce da ruoli in commedie che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, ma che non gli hanno permesso di esprimere al meglio le sue potenzialità. Qui, invece, riesce ad essere convincente in un ruolo opposto, quello di un piccolo delinquente della periferia romana che decide di farsi giustizia da solo. Ma è anche un ragazzo capace di grandi gesti d’amore verso Carolina Crescentini, che non dispiace.
Dall’altra parte c’è Giorgio Faletti (non sempre efficace, a dire la verità), anche lui in un ruolo inedito, quello del boss (“Non fa parte del giro, il giro è roba sua” è la definizione di Diego): un capo senza scrupoli e decisamente orgoglioso, determinato a tenere saldo il suo potere anche di fronte ad una piccola bravata. Un potere basato sul menefreghismo verso il prossimo, il cui simbolo è il cemento, la “vera Roma”.
Menzione obbligata per Ninetto Davoli: il suo personaggio dello sfasciacarrozze che conosce tutti i traffici, è reso alla perfezione da un attore per troppo tempo dimenticato dal cinema nostrano.
Di fatto il film è la storia di due inseguimenti incrociati, in cui le posizioni di lepre e di cacciatore cambiano continuamente, fino al faccia a faccia finale. Sospesi su un ponte, isolati dal mondo esterno, i due protagonisti si fronteggiano in un duello che non ha nulla di epico e dal quale nessuno esce vittorioso.
La morale, la si può individuare nell’idea che il male, porta esclusivamente in un’unica direzione: sé stesso.
E’ un film inaspettato, se si tiene conto che il regista è lo stesso sceneggiatore di 'Notte prima degli esami' (altro genere e minor spessore), oltre che dei cine-panettoni. Cemento armato è un’opera che cattura l’attenzione dello spettatore, fino all’ultima sequenza. Colpi di scena continui, incastro delle situazioni gestito molto bene e con originalità, crudezza delle immagini: sono questi i punti forti del film.
Non è il solito noir all’italiana che tanto va di moda in questo periodo. E’ un thriller che lascia poco spazio a battute da commedia e molto a omicidi, inseguimenti e chiazze di sangue. Ci sono delle sequenze che possono apparire inverosimili, ma in realtà c’è un uso della temporalità prettamente funzionale non solo alla trama, ma anche allo sviluppo psichico dei personaggi. Qualche scimiottamento di troppo dei thriller hollywoodiani c’è, specie nel linguaggio dei cattivi, ma il film non ne risente in maniera eccessiva.
Sorprende anche Nicolas Vaporidis, reduce da ruoli in commedie che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, ma che non gli hanno permesso di esprimere al meglio le sue potenzialità. Qui, invece, riesce ad essere convincente in un ruolo opposto, quello di un piccolo delinquente della periferia romana che decide di farsi giustizia da solo. Ma è anche un ragazzo capace di grandi gesti d’amore verso Carolina Crescentini, che non dispiace.
Dall’altra parte c’è Giorgio Faletti (non sempre efficace, a dire la verità), anche lui in un ruolo inedito, quello del boss (“Non fa parte del giro, il giro è roba sua” è la definizione di Diego): un capo senza scrupoli e decisamente orgoglioso, determinato a tenere saldo il suo potere anche di fronte ad una piccola bravata. Un potere basato sul menefreghismo verso il prossimo, il cui simbolo è il cemento, la “vera Roma”.
Menzione obbligata per Ninetto Davoli: il suo personaggio dello sfasciacarrozze che conosce tutti i traffici, è reso alla perfezione da un attore per troppo tempo dimenticato dal cinema nostrano.
Di fatto il film è la storia di due inseguimenti incrociati, in cui le posizioni di lepre e di cacciatore cambiano continuamente, fino al faccia a faccia finale. Sospesi su un ponte, isolati dal mondo esterno, i due protagonisti si fronteggiano in un duello che non ha nulla di epico e dal quale nessuno esce vittorioso.
La morale, la si può individuare nell’idea che il male, porta esclusivamente in un’unica direzione: sé stesso.
VOTO: 7-
Dario Ronzulli
con la collaborazione
di Rosanna Spagnulo
con la collaborazione
di Rosanna Spagnulo

