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Cinema mon Amour


Galantuomini
Galantuomini

 

Galantuomini



Regia
: Edoardo Winspeare

Attori: Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Fabrizio Gifuni, Giorgio Colangeli, Gioia Spaziani, Marcello Prayer, Lamberto Probo

Trama: Lecce, anni '90. Ignazio (Fabrizio Gifuni) è uno stimato giudice che è da poco rientrato in città dopo aver lavorato per molti anni al Nord. Rivede Lucia (Donatella Finocchiaro), la donna di cui è sempre stato innamorato fin da piccolo. La donna lavora come rappresentante di profumi, ma è una copertura. In realtà Lucia è diventata il braccio destro del boss Carmine Zà, uno dei capi della Sacra Corona Unita, la nuova organizzazione criminale. Ignazio ritrova anche il suo amico d'infanzia Fabio (Lamberto Probo). Una sera Fabio si ferma a giocare a biliardo al bar di Infantino (Beppe Fiorello), uno dei più attivi spacciatori della zona e anche padre del figlio avuto con Lucia. Il giorno dopo Fabio viene ritrovato senza vita per una dose di droga tagliata male...
 
 
Un amore d'infanzia, rimasto tale nonostante gli anni passati e il “tradimento” di lei. Un tradimento fisico, ma soprattutto di ideali. E' questa la trama di Galantuomini, ultima fatica di Edoardo Winspeare, che a dispetto del cognome, è salentino verace. Ed è proprio il Salento la lei in questione, che da isola felice degli anni '60 si trasforma, una ventina d'anni dopo, in terra di mafia e malavita. Un Salento, dunque, che il regista stenta a riconoscere, esattamente come Ignazio resta incredulo di fronte alla scelta di vita della sua amata Lucia, tenera mamma, ma anche terribile boss della nascente Sacra Corona Unita.

Film tecnicamente ben costruito, con richiami interni, soggettive complesse e grande attenzione ai particolari. Citiamo tre esempi. La sequenza iniziale racchiude al suo interno l'intera trama del film, compreso il finale che ovviamente non sveliamo: una finezza narrativa da sottolineare. La scena della morte di Infantino è girata tutta in soggettiva nel senso più ampio del termine: visivo, acustico, narrativo. E' girata in modo lineare e questo ne aumenta il valore. Infine la canzone scelta nella sequenza dell'addio al nubilato al quale si incontrano Ignazio e Lucia: doveva essere una canzone orecchiabile, futile se si vuole. E quale meglio di She drives me crazy dei Fine Young Cannibals, nella quale il cantante dichiara quanto diventi folle al pensiero di lei?

Tutto questo per evidenziare la bellezza tecnica della pellicola, che copre anche certe lacune della sceneggiatura, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra i personaggi. Bene gli attori, anche se con qualche caduta sulla parlata indigena. Sorprende Beppe Fiorello, alle prese con un personaggio subdolo reso con estrema bravura. Un film da vedere e rivedere, per apprezzare la profondità della storia e i tanti particolari di cui sopra.

 
VOTO: 7,5

Dario Ronzulli