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Musica - Interviste

Mario Venuti


13 Aprile 2007 - Luci spente sull’esibizione al D:qliq di martedì scorso, abbiamo raggiunto Mario Venuti per un’intervista post-concerto, durante uno spostamento del Sulu tour che stasera lo porterà a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso. Una confessione dolce-amara in cui, però, si lascia scappare che tornerebbe volentieri a suonare a Lussemburgo.

 - Ho letto commenti entusiasti sul guestbook del tuo sito: non ti sei sentito “Sulu”sul palco, quindi?

Niente affatto.

 - Quanto conta per te la solitudine?

E’ una dimensione consueta, usuale e intima, che conosco bene perché è quella in cui mi trovo quando scrivo e lavoro a casa mia.

 - Nel 2006, insieme agli Arancia Sonora, hai suonato in Sudamerica: com’è il pubblico degli italiani all’estero? E quello del Lussemburgo?

Mi sono trovato bene a Lussemburgo. Quando ho suonato in Argentina e in Uruguay ho sentito che era necessario far capire agli italiani che vivono lì da molti anni che l’Italia, a livello musicale, ha fatto dei passi avanti: chi è partito tanto tempo fa conserva un ricordo che non corrisponde alla realtà attuale. E’ importante che gli organizzatori si sforzino di aggiornare gli italiani all’estero su quella che è l’attuale realtà musicale.

 - In Addio alle armi (tra i dieci brani candidati al premio Amnesty 2007 ndr.) canti, con una punta di amarezza, che “siamo figli di un pensiero debole” e “a corto di coscienza critica”: come riesci a affrontare e convivere con questa consapevolezza nella tua vita di tutti i giorni? Hai un antidoto?

Mi rifugio nel privato. Negli anni’90 mi sembrava che ci fosse ancora un idealismo che poteva far pensare che le cose potessero cambiare. Adesso noto più rassegnazione e impotenza. Si cerca la correttezza nei rapporti e di “essere con la coscienza apposto” nel privato. Addio alle armi parla anche di un’altra guerra che ha luogo nella vita di tutti i giorni: quando ad esempio ci scontriamo con chi è diverso da noi e non l’accettiamo. La dimensione privata è importante e bisogna iniziare da lì a deporre le armi.

 - La tua musica è rasserenante, solare, mentre i testi talvolta tagliano: come vivi questo dualismo?

È un modo per rappresentare la vita: il dolce e l’amaro. Nei testi tento di non “barare”, di essere onesto e realista. Mi sembra che non siano più i tempi per scrivere canzoni d’amore, intrise di sentimentalismi vacui. Con la musica, invece, mi concedo qualche abbandono in più, anche sentimentale.
 
 - Mario Biondi, Carmen Consoli, Luca Madonia sono solo alcuni dei nomi di spicco di una scena che ha in comune la tua terra di origine, la Sicilia: esiste una scena siciliana? Come la descriveresti?

Si parla di scena ogni volta che ci sono più nomi di artisti legati allo stesso luogo, ma è più giusto parlare di tante individualità che sanno mettersi in luce.
Negli anni’90 in Sicilia la Cyclope Records era un punto di incontro per noi musicisti: ha favorito e reso possibile, ad esempio, la collaborazione tra me e Carmen Consoli perché entrambi lavoravamo per questa etichetta, con lo stesso produttore e negli stessi studi. Adesso anche in questo ambito vige un certo individualismo: ogni artista segue il proprio percorso.


Gaia Valentina Angeli



Per Approfondire, leggi l'articolo di presentazione di Mario Venuti!