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In Lussemburgo, pur di decidere della propria VITA, si cambia la Costituzione

Milano, 09-01-2009 - Il Lussemburgo, senza troppo clamore, ha dato un grande esempio di come la società civile possa influenzare non solo le leggi, ma la stessa Costituzione. Lo ha fatto con la legge sull’eutanasia. Dato che il Granduca Enrico di Lussemburgo aveva annunciato di non voler firmare la legge approvata dal Parlamento per legalizzare l’eutanasia, Governo e Parlamento hanno deciso di modificare la Costituzione per ridurre i suoi poteri, in modo che non possa più rinviare le leggi alle camere (potrà solo controfirmarle).
Oltre a essere un atto di rispetto per i valori della democrazia, trovo che la vicenda sia anche un raro esempio di volontà popolare a difesa del diritto del malato, al di là di ogni altro diritto, ideologia o fede. Così il Lussemburgo è il terzo Paese dell’Unione europea a depenalizzare l’eutanasia dopo Belgio e Olanda. Altri, probabilmente, li seguiranno in breve tempo. In Italia, invece, chi chiede di affrontare il tema del diritto all’eutanasia non viene visto come un nemico del dolore e della sofferenza.
È di non molti giorni fa la polemica scatenata dal cittadino inglese malato di sclerosi laterale amiotrofica, che non solo ha voluto interrompere la sua dolorosa esistenza, ma ha anche voluto farlo davanti a una telecamera perché il suo gesto servisse a sensibilizzare l’opinione pubblica. Pur avendo contribuito a sollevare il dibattito sul termine della vita in Italia, capisco molto bene le profonde barriere culturali e religiose che ne frenano l’evoluzione serena. Per questo ho sposato la battaglia per il testamento biologico. Penso, infatti, sia uno strumento che possa fungere da antidoto alle paure generate dall’idea di una libertà di eutanasia. Perché è comunque un passo in avanti verso l’autodeterminazione della persona e uno scudo contro la minaccia, che molti di noi sentono, di un’esistenza artificiale in balìa della medicina tecnologica.
Tutti hanno paura delle sofferenze che si accompagnano alla morte, ma quello che desideriamo è di veder rispettata la libertà di decidere della nostra vita. Se la legge ritenesse valido il testamento biologico, redatto dal cittadino in coscienza e libertà in una situazione di piena salute, e se avessimo la garanzia che la nostra volontà sarà sempre e comunque tenuta in considerazione, il movimento a favore dell’eutanasia perderebbe vigore. (Umberto Veronesi da Grazia.it)
Oltre a essere un atto di rispetto per i valori della democrazia, trovo che la vicenda sia anche un raro esempio di volontà popolare a difesa del diritto del malato, al di là di ogni altro diritto, ideologia o fede. Così il Lussemburgo è il terzo Paese dell’Unione europea a depenalizzare l’eutanasia dopo Belgio e Olanda. Altri, probabilmente, li seguiranno in breve tempo. In Italia, invece, chi chiede di affrontare il tema del diritto all’eutanasia non viene visto come un nemico del dolore e della sofferenza.
È di non molti giorni fa la polemica scatenata dal cittadino inglese malato di sclerosi laterale amiotrofica, che non solo ha voluto interrompere la sua dolorosa esistenza, ma ha anche voluto farlo davanti a una telecamera perché il suo gesto servisse a sensibilizzare l’opinione pubblica. Pur avendo contribuito a sollevare il dibattito sul termine della vita in Italia, capisco molto bene le profonde barriere culturali e religiose che ne frenano l’evoluzione serena. Per questo ho sposato la battaglia per il testamento biologico. Penso, infatti, sia uno strumento che possa fungere da antidoto alle paure generate dall’idea di una libertà di eutanasia. Perché è comunque un passo in avanti verso l’autodeterminazione della persona e uno scudo contro la minaccia, che molti di noi sentono, di un’esistenza artificiale in balìa della medicina tecnologica.
Tutti hanno paura delle sofferenze che si accompagnano alla morte, ma quello che desideriamo è di veder rispettata la libertà di decidere della nostra vita. Se la legge ritenesse valido il testamento biologico, redatto dal cittadino in coscienza e libertà in una situazione di piena salute, e se avessimo la garanzia che la nostra volontà sarà sempre e comunque tenuta in considerazione, il movimento a favore dell’eutanasia perderebbe vigore. (Umberto Veronesi da Grazia.it)
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