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Cordoglio bipartisan per il "picconatore"

19-08-2010 A Sassari , nell'ottocentesca chiesa di San Giuseppe, i funerali del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Il feretro, partito da Ciampino ed arrivato all'aeroporto militare di Alghero, sara' accolto al suo arrivo nella chiesa di San Giuseppe da un picchetto d'onore di soldati della Brigata Sassari e dei Granatieri di Sardegna.
foto: Il feretro del Presidente coperto dalle bandiere italiana e sarda.

"Non ha voluto mai essere 'solo' a credere. Lo diceva: non si crede da soli, ma dentro una Chiesa. Per questo ha voluto avere sempre accanto un 'confessore'. Ricordo ancora la mia sorpresa quando un mattino presto, molto presto, mi svegliò e voleva parlarmi con urgenza. Aveva da poco perso il suo confessore. Non poteva stare senza. Mi pregò di accettare. Lo dico con qualche pudore. Ma è bene cogliere anche questo da Cossiga". Lo scrive Mons. Vincenzo Paglia in un intervento su 'La Stampa'.
"E, come faceva con gli amici più cari, - prosegue Mons. Paglia - era abituato ad affidare ciascuno alla protezione di un santo. Mi affidò al santo Curato d'Ars. Era il suo modo di ricambiare. Un modo bello tra credenti".
"Oggi Francesco Cossiga si presenta alla porta del cielo. Si era preparato da tempo a questo traguardo che diceva essere il più importante della sua vita, che pure di traguardi straordinari ne aveva raggiunti non pochi. Lo diceva spesso negli ultimi anni: è tempo di prepararsi", racconta Mons. Paglia. "Lo diceva dentro una religiosità severa e austera dei tratti tradizionali".

foto: Democrazia Cristiana: con Toni Bisaglia, Emilio Colombo e Arnaldo Forlani
De Mita: "Uomo perbene, colto e moderno ma troppo vendicativo"
"Per rispetto della verità e di Francesco stesso, bisognerebbe parlare di lui senza ipocrisie. Io lo conobbi nel 1954 e posso dire di lui che è stato un cattolico e un democristiano perbene, colto, moderno, attento alle novità. Una figura che resterà per sempre nella storia della Dc e del Paese". C'è un però nel racconto di Ciriaco De Mita, ex segretario democristiano e regista dell'elezione di Cossiga al Quirinale: sono gli ultimi due anni del settennato cossighiano che "passò, purtroppo, a consumare vendette. Essendosi fatto l'idea che il popolo lo seguisse nelle sue esternazioni -racconta De Mita in un'intervista alla 'Stampa'- si lasciò andare. E diventò di una cattiveria a volte insopportabile. Ogni giorno ne aveva per qualcuno".
Al Quirinale, De Mita avrebbe voluto Giulio Andreotti "ma i comunisti mi dissero no" e alla fine, con l'assenso di Bettino Craxi e Giovanni Spadolini e l'avallo di Alessandro Natta, la spuntò Cossiga che per i due terzi del mandato è' stato un "buon presidente, poi un presidente incommentabile".
Ambasciatore Secchia: "Vero amico e leale alleato degli Stati Uniti"
"E' stato un vero amico e un leale alleato degli Stati Uniti, la sua schiettezza e la sua sincerità sono stati una costante in tutti i programmi sui quali abbiamo lavorato assieme". E' il ricordo che l'ambasciatore Peter Secchia, intervistato da 'La Stampa' ha del Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.
"Dei nostri incontri - racconta il diplomatico statunitense - mi è sempre rimasto impresso il suo modo di ascoltare con attenzione chiunque, le sue riflessioni prima di rispondere e il suo spirito di analisi critica con il quale smontava i ragionamenti che secondo lui non funzionavano".

foto: Il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga
Parisi: "Dissensi non hanno indebolito amicizia"
Il dissenso, talvolta anche aspro, non ha mai messo in discussione l'amicizia. Ora che il feretro di Francesco Cossiga è in procinto di tornare nella sua terra natale, il parlamentare del Pd Arturo Parisi ricorda il suo conterraneo in un ritratto pubblicato oggi dalla "Nuova Sardegna". L'ex ministro e sottosegretario alla presidenza del Consiglio scrive che il presidente emerito "Ci mancherà. Di fronte allo svolgersi infinito della nostra commedia politica, come tutti gli italiani ci eravamo ormai abituati a cercare i suoi commenti pubblici, la sua libertà, le sue trasgressioni, le sue provocazioni, le sue invenzioni, le sue rivelazioni".
"E a questa assenza -aggiunge Parisi- ci avevano già introdotto questi lunghi mesi di silenzio nei quali abbiamo sospettato che ci avesse già lasciato senza avvisarci. Mancherà ancor più a quanti, conoscendolo da sempre, cercavano traccia delle sue visioni e dei suoi disegni anche negli anni nei quali altri preferivano immaginarlo a giocare in vestaglia con i suoi balocchi infanitili".
"Mancherà a me. Quante cose mi restavano ancora da dirgli! Sicuro come in tutti questi sedici anni postdemocristiani, che il dissenso tra noi talvolta anche aspro e profondo non avrebbe mai messo in causa l'amicizia. E tuttavia dispiaciuto, che partito come rivoluzionario fosse tornato conservatore, dispiaciuto -prosegue il parlamentare del Pd" di non poter condividere con lui la costruzione di una repubblica nuova, con lui che più di ogni altro aveva partecipato col suo piccone alla distruzione della prima".
fonte: Adnkronos e Repubblica
