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Marcia per la Pace, da Perugia ad Assisi per i Diritti di tutti


Assisi (Perugia), 08-10-2007 - In marcia per i diritti dei monaci nella ex Birmania e per quello alla legalità rivendicato dai parenti delle vittime della mafia, per ricordare la giornalista Anna Politkovskaia e per riportare alla ribalta storie locali come quella della discarica di Acerra: in 200 mila - la stima è degli organizzatori - hanno marciato domenica da Perugia ad Assisi per chiedere "Tutti i diritti umani per tutti".

Uno slogan che ciascuno ha interpretato a modo suo. Portando quasi tutti un segno rosso come segno di vicinanza alla lotta condotta nella ex Birmania dal premio Nobel Aung San Suu Kyi e dai monaci. Con indosso una maglietta realizzata per l'occasione da un gruppo organizzato proveniente da Marsala o dedicando al sindacato e al governo clandestino del Myanmar la sua presenza, come ha fatto il leader della Cisl Raffaele Bonanni.

La 17/a edizione della Marcia voluta da Aldo Capitini ha visto sfilare quest'anno meno bandiere di partiti e sindacati. Per il resto il serpentone ha rispettato la tradizionale coreografia. Con gli scout forse mai tanto numerosi come oggi. Oltre 7 mila giunti da tutta Italia secondo le stime della Tavola della pace. "I poveri non possono aspettare" c'era scritto su uno degli striscioni esposti dai giovani. Più di 2 mila gli enti e le associazioni, insieme a 208 ospiti stranieri tra cui una delegazione russa nel nome di Anna Politkovskaia. "Giù le mani da Hasankeif" è stata la richiesta su un grande lenzuolo colorato portato da marciatori provenienti da Alessandria e da Messina.

Fanno parte di una rete impegnata contro la costruzione di una diga nel Kurdistan turco che - hanno spiegato - devierà Tigri ed Eufrate sommergendo un villaggio dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Hanno chiesto invece "libertà e diritti per il popolo del Saharawi" i componenti dell'associazione Gherim di Nembro, in provincia di Bergamo. Con loro due ragazze di quella etnia ospiti della Tavola della pace della città lombarda. Richieste di vedere riconosciuti diritti in Paesi lontani e spesso dimenticati, ma anche nel nostro Paese. Come quello alla legalità del quale si sono fatti portatori don Ciotti e i parenti di alcuni vittime della mafia. "Perché i nostri cari facevano una battaglia di democrazia e per il rispetto dei diritti" ha detto Dario Montana. Suo fratello Beppe Montana era capo della sezione catturandi alla squadra mobile di Palermo quando, nel 1985, la mafia lo uccise.

Nel corteo hanno trovato posto anche le istanze degli abitanti di Acerra al centro nei mesi scorsi di una protesta per la questione dei rifiuti. "Appaciamoce", facciamo pace, c'era scritto su uno striscione portato da due donne. "La nostra città esiste ormai solo per l'immondizia" ha detto Filomena. Hanno invece "rivendicato il diritto all'informazione" due giovani con una mascherina anti smog sul volto del comitato contro l'inceneritore di Montale, in Toscana. Volantini contro lo sfruttamento di un corso d'acqua in Umbria da parte di una multinazionale sono stati distribuiti dal comitato Rio Fergia. "San Francesco ministro della difesa, Santa Chiara ministro della famiglia" ha proposto un marciatore giunto da Ivrea. "Perché se ci sono giustizia e diritti - ha sintetizzato - abbiamo risolto tutti i problemi". (ansa.it)

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