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Belluno regina di qualità ma le città sono malate

Belluno - Palazzo dei Rettori
Belluno - Palazzo dei Rettori

Ambiente - Città italiane sempre malate. In Italia nessuna può dirsi la regina della qualità ambientale anche se alcune stanno molto meglio di altre. E non sono mancati i riconoscimenti. A Belluno, in Veneto, il primo posto della classifica sulla eco- salute dei capoluoghi di provincia italiani. Seguono Bergamo e Mantova. Quarta Livorno, quinta Perugia e sesta Siena.

In fondo Ragusa, Benevento e Frosinone, i centri urbani più insostenibili. Roma si piazza 55/a, conquistando 5 posizioni, Milano 58/a (4 punti in più in un anno) mentre Napoli crolla al 91/o posto perdendo 24 posizioni. Questa la fotografia scattata da Ecosistema Urbano 2008, l' annuale ricerca sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia di Legambiente e dell'Istituto di Ricerche Ambiente Italia, realizzato con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore e presentato questa mattina a Roma. Classifica basata su 125 mila dati e 125 parametri. In particolare, secondo il rapporto, le performance delle tre città sul podio, Belluno, Bergamo e Mantova, rientrano in un quadro nazionale critico: è stasi nei capoluoghi con smog, rifiuti, trasporto pubblico, congestione spesso a livelli emergenziali.

"Più delle altre, le città italiane sono insostenibili, caotiche, inquinate - commenta Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente - le nostre politiche ambientali urbane spesso non tengono il passo con l'Europa. Per fare delle nostre città dei luoghi puliti, vitali, sicuri vanno aperti soprattutto tre grandi cantieri: quello della mobilità; di una nuova politica energetica; della casa, con un nuovo impulso al mercato degli affitti".

Nessun capoluogo di provincia, dunque, è detentore di una qualità al 100%. Per essere davvero il "migliore", un capoluogo ideale dovrebbe incrociare, oltre alle performance di Bergamo (45,61mq/ab di zone a traffico limitato), Lucca (45,28 mq per abitante di verde urbano), Novara (66,9% di raccolta differenziata) e Isernia (con 16 mg/mc di media annuale per il PM10), anche le isole pedonali di Venezia (4,68 mq/ab) e il suo tasso di motorizzazione (42 auto circolanti ogni 100 abitanti), le piste ciclabili di Mantova (28,66 metri ogni 100 abitanti), la media annuale di biossido di azoto di Potenza (9,0 mg/mc), la scarsa dispersione della rete idrica di Viterbo (4%). E' ancora Isernia la città che con 362,1 kg/ab/anno produce meno rifiuti urbani pro capite, mentre Agrigento ha i consumi domestici di acqua potabile pro capite più bassi (100,4 l/ab/gg) ma è vero anche che l'acqua corrente arriva nelle case in modo molto irregolare.

Sono 17 le città che depurano al 100% tra queste Aosta, Bolzano, Cosenza, Torino. Purtroppo ancora oggi è più facile trovare città invivibili, che producono 884,2 kg di rifiuti per abitante all'anno come Massa, e come Isernia ne differenzia solo l'1,8%. Dove gli abitanti hanno meno di mezzo metro quadro a testa di verde urbano (Messina), nemmeno un centimetro di Ztl (Verbania, Crotone, Latina, Messina, Sassari e Vibo Valentia) né di piste ciclabili (19 capoluoghi tutti di centro sud esclusa Genova), nessuna isola pedonale (Viterbo, Bergamo, Frosinone, Rovigo, Trapani e Verbania) ma ben 193 auto per 100 abitanti come ad Aosta, una media annuale di Pm10 pari a quella di Torino (67,8 mg/mc) e il biossido di azoto di Massa (80 mg/mc).

Dove la capacità di depurazione è pari allo 0% (Imperia), la dispersione della rete idrica al 70% (Cosenza) e ogni abitante consuma 263,5 litri di acqua potabile al giorno (Salerno). Male anche il fronte smog: in 40 centri urbanile polveri sottili superano i livelli di allarme per la salute mentre ad Aosta, Roma, Latina, Frosinone e Viterbo si oltrepassano 70 auto ogni 100 abitanti. Per la spazzatura è ancora emergenza con 618 chili buttati da ogni italiano nel cassonetto e solo 120 recuperati e riciclati. E qui la regina Belluno insegna: dal 27 al 55 per cento la raccolta differenziata in un anno. (ansa.it)

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