In Primo Piano
Una splendida mostra del grande regista al Forte Spagnolo dell’Aquila, aperta fino al 9 dicembre
Michelangelo Antonioni
Le montagne incantate, la pittura di Michelangelo Antonioni
L’AQUILA – E’ stata aperta il 30 ottobre al Museo Nazionale d’Abruzzo, nel Forte Spagnolo dell’Aquila, una mostra di opere pittoriche di Michelangelo Antonioni, scomparso il 30 luglio scorso a Roma, uno dei più insigni autori del cinema italiano e mondiale, insignito nel 1995 del premio Oscar alla carriera nella ricorrenza dei cento anni della settima arte. Presenti il Direttore Regionale dei Beni Culturali, Anna Maria Reggiani, l’assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, Anna Maria Ximenes, l’assessore provinciale alla Montagna, Celso Cioni, ha fatto gli onori di casa la Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Entnoantropologico per l’Abruzzo, Anna Imponente, cui si deve la realizzazione di questo singolare e splendido evento culturale. Non poche difficoltà sono state superate, ma la disponibilità della moglie dell’Artista, Enrica Fico Antonioni, e della Municipalità di Ferrara ha consentito di allestire questa notevole esposizione pensata e proposta al grande regista nel 2003, in occasione d’una sua venuta in Abruzzo per il premio Teofilo Patini, ricevendone piena condivisione. “Il progetto – ha affermato la Soprintendente Imponente - oggi appare formulato sull’onda emotiva dell’omaggio postumo al grande regista, evocazione comunque dovuta, in una sede museale, per una così carismatica e versatile personalità artistica”. Un progetto che vede la luce con la collaborazione dell’ Istituto Cinematografico dell’Aquila (www.icaq.it), che curerà la programmazione nel corso della mostra, aperta fino al 9 dicembre, d’una puntuale rassegna nelle stesse sale espositive di alcuni film del regista, conservati nella preziosa Cineteca dell’ente, presentati da Piercesare Stagni, responsabile artistico e critico dello stesso Istituto.
L’esposizione, in accordo con le Gallerie Civiche di Ferrara, conta ben 160 pezzi, un corpus rilevante e quasi completo delle “Montagne incantate” del Museo Antonioni. L’allestimento nella sala Chierici e nelle cavallerizze del Forte vanta una suggestiva illuminazione per il sapiente uso di luci con tecniche cinematografiche, realizzata con la collaborazione dell’Accademia dell’Immagine. “L’intento – annota Anna Imponente nella presentazione in catalogo – è quello di mostrare l’intero processo creativo, dalle matrici originali a tempera, di formato minimo, che per il geniale autore erano solo la traccia iniziale del lavoro, agli ingrandimenti fotografici, i blow up, ovvero la trasformazione meccanica dei frammenti cartacei. (…) E’ l’occasione per evidenziare il confronto tra l’astrazione fotografica delle Montagne incantate e la struttura scenica e la “forza psicologica dei colori” di alcuni celebri film: dal mondo minerale pietrificato in bianco e nero in L’Avventura (1959) ai violenti fumi colorati e le nebbie livide di Deserto rosso (1964) al paesaggio lunare di Zabriskie Point (1970) a quello ocra e rasato di Professione reporter (1974)”. Un’arte, quella della pittura, che Antonioni coltivò quale esperienza giovanile, poi recuperandola alla fine degli anni settanta con una certa assiduità, quasi un rifugio della propria intimità. “(…) Non ho produttori, né collaboratori, quando dipingo, faccio tutto da solo, quindi faccio quello che istintivamente mi viene voglia – e credo sia giusto in quel momento – di fare (…)”, questa la testimonianza dell’Artista che compare nel quarto di copertina del bel catalogo, che reca o ripropone le note critiche di Anna Imponente, Lorenza Trucchi, Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi, Tullio Kezich, Ida Pannicelli, Roberto Tassi, chiudendosi con un delicato ricordo del grande regista di Piercesare Stagni, chiuso con la testimonianza – egli studente dell’Accademia dell’Immagine - d’un casuale incontro con il Maestro alla moviola, avuto nello studio di montaggio di Claudio Di Mauro.
L’esposizione, in accordo con le Gallerie Civiche di Ferrara, conta ben 160 pezzi, un corpus rilevante e quasi completo delle “Montagne incantate” del Museo Antonioni. L’allestimento nella sala Chierici e nelle cavallerizze del Forte vanta una suggestiva illuminazione per il sapiente uso di luci con tecniche cinematografiche, realizzata con la collaborazione dell’Accademia dell’Immagine. “L’intento – annota Anna Imponente nella presentazione in catalogo – è quello di mostrare l’intero processo creativo, dalle matrici originali a tempera, di formato minimo, che per il geniale autore erano solo la traccia iniziale del lavoro, agli ingrandimenti fotografici, i blow up, ovvero la trasformazione meccanica dei frammenti cartacei. (…) E’ l’occasione per evidenziare il confronto tra l’astrazione fotografica delle Montagne incantate e la struttura scenica e la “forza psicologica dei colori” di alcuni celebri film: dal mondo minerale pietrificato in bianco e nero in L’Avventura (1959) ai violenti fumi colorati e le nebbie livide di Deserto rosso (1964) al paesaggio lunare di Zabriskie Point (1970) a quello ocra e rasato di Professione reporter (1974)”. Un’arte, quella della pittura, che Antonioni coltivò quale esperienza giovanile, poi recuperandola alla fine degli anni settanta con una certa assiduità, quasi un rifugio della propria intimità. “(…) Non ho produttori, né collaboratori, quando dipingo, faccio tutto da solo, quindi faccio quello che istintivamente mi viene voglia – e credo sia giusto in quel momento – di fare (…)”, questa la testimonianza dell’Artista che compare nel quarto di copertina del bel catalogo, che reca o ripropone le note critiche di Anna Imponente, Lorenza Trucchi, Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi, Tullio Kezich, Ida Pannicelli, Roberto Tassi, chiudendosi con un delicato ricordo del grande regista di Piercesare Stagni, chiuso con la testimonianza – egli studente dell’Accademia dell’Immagine - d’un casuale incontro con il Maestro alla moviola, avuto nello studio di montaggio di Claudio Di Mauro.
“Le Montagne incantate” è veramente una bella rassegna. Michelangelo Antonioni riesce davvero a stupire con i suoi colori, a toccare le sensibilità più profonde. Merita d’essere distillata nel silenzio, con la discrezione e la meticolosità che tanto richiamano l’indole del Maestro. Ma soprattutto meriterebbe d’essere esposta nelle più importanti capitali estere dai nostri Istituti di Cultura, un doveroso tributo verso un eclettico Maestro della cultura italiana. Ci sarebbe tutto il tempo per progettare un organico programma espositivo, tenendo a vista il 2012, centenario della nascita dell’Artista. Nato a Ferrara il 29 settembre 1912, Michelangelo Antonioni è considerato uno dei più grandi Autori della storia del cinema. Laureato in Economia e commercio a Bologna, dopo le prime esperienze in campo teatrale, alla fine degli anni Trenta comincia ad interessarsi di cinema scrivendo su giornali e riviste. A Roma incontra e frequenta intellettuali come Cesare Zavattini, Massimo Mida e Umberto Barbaro. Frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia e collabora a scrivere la sceneggiatura di Un pilota ritorna, di Roberto Rossellini, collaborando in lavori e progetti di Giuseppe De Santis e Luchino Visconti. Dopo il 1950 riesce finalmente a dirigere un suo lungometraggio, Cronaca di un amore, e quindi diversi film di valore, come I Vinti, La signora delle camelie, Le amiche, Il grido, anche se purtroppo non premiati dal successo commerciale. Torna al cinema nel 1960, dopo una parentesi teatrale e varie collaborazioni, imponendosi con una celebre tetralogia di opere - L'avventura, La notte, L’eclisse e Deserto rosso - autentici capolavori nei quali la profondità del pensiero filmico si fonde alla perfezione, al rigore stilistico ed alla grande tecnica. Seguono poi i già menzionati film che l’impongono definitivamente all’attenzione della critica cinematografica e lo collocano tra i maestri della settima arte. Nel 1985, dopo la lavorazione del film Identificazione di una donna, è colpito da un ictus cerebrale che lo priverà della parola. Da allora sarà la seconda moglie, Enrica Fico, tenace e premurosa compagna, ad esprimere la parola dell’Artista con la sua voce. Torna a dirigere nel 1995, assistito da Wim Wenders, in Al di là delle nuvole, quindi nel 2004 un episodio (Il filo pericoloso delle cose) del film Eros. Mentre lavora al film L’aquilone ed il vulcano, su soggetto di Tonino Guerra per la regia della moglie Enrica, Michelangelo Antonioni muore a Roma il 30 luglio 2007.
Molto positiva la scelta della Soprintendenza di riservare l’ingresso libero per questa eccezionale mostra. Il contesto ambientale è altrettanto suggestivo, in una delle strutture più imponenti e prestigiose dell’architettura militare in Europa, progettata da Pirro Escrivà, architetto di Valencia, lo stesso di Castel Sant’Elmo a Napoli. Il Forte, infatti, fu edificato a partire dal 1534, per punire l’audacia degli aquilani nella rivolta del 1528 contro i governanti aragonesi. Dura fu la repressione sulla popolazione, cui fu imposta la costruzione della fortezza per la quale la città si svenò per le tasse e l’impegno finanziario. Interi quartieri medioevali furono abbattuti per far posto alla struttura e per recuperare il pietrame di prima necessità, mentre la città veniva privata del demanio civico vantato negli antichi borghi - 99 secondo la tradizione - che tre secoli prima l’avevano fondata, poi affidato alla nobiltà fedele agli Spagnoli. Iniziava così il declino dell’Aquila che dalla sua fondazione s’era imposta come città territorio, tra le più importanti in Italia ed in Europa per i suoi commerci di lana e zafferano. Singolare per queste “Montagne incantate” anche il contesto naturale: L’Aquila è coronata dai monti delle catene del Gran Sasso, del Velino Sirente e della Maiella. Insomma, un evento di grande rilievo anche per i numerosi ospiti della Conferenza nazionale della Montagna, in programma all’Aquila dal prossimo 19 novembre, organizzata dal Cnel, dall’Uncem e dall’Amministrazione Provinciale nel quadro delle manifestazioni della Settimana della Montagna.
Molto positiva la scelta della Soprintendenza di riservare l’ingresso libero per questa eccezionale mostra. Il contesto ambientale è altrettanto suggestivo, in una delle strutture più imponenti e prestigiose dell’architettura militare in Europa, progettata da Pirro Escrivà, architetto di Valencia, lo stesso di Castel Sant’Elmo a Napoli. Il Forte, infatti, fu edificato a partire dal 1534, per punire l’audacia degli aquilani nella rivolta del 1528 contro i governanti aragonesi. Dura fu la repressione sulla popolazione, cui fu imposta la costruzione della fortezza per la quale la città si svenò per le tasse e l’impegno finanziario. Interi quartieri medioevali furono abbattuti per far posto alla struttura e per recuperare il pietrame di prima necessità, mentre la città veniva privata del demanio civico vantato negli antichi borghi - 99 secondo la tradizione - che tre secoli prima l’avevano fondata, poi affidato alla nobiltà fedele agli Spagnoli. Iniziava così il declino dell’Aquila che dalla sua fondazione s’era imposta come città territorio, tra le più importanti in Italia ed in Europa per i suoi commerci di lana e zafferano. Singolare per queste “Montagne incantate” anche il contesto naturale: L’Aquila è coronata dai monti delle catene del Gran Sasso, del Velino Sirente e della Maiella. Insomma, un evento di grande rilievo anche per i numerosi ospiti della Conferenza nazionale della Montagna, in programma all’Aquila dal prossimo 19 novembre, organizzata dal Cnel, dall’Uncem e dall’Amministrazione Provinciale nel quadro delle manifestazioni della Settimana della Montagna.
Goffredo Palmerini
componente del Consiglio regionale
Abruzzesi nel Mondo
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