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Made in Italy: i prodotti agroalimentari italiani


Roma
- 24-07-200 Nel 2008  i prodotti agroalimentari italiani ottenuti secondo regole tradizionali antiche tramandate nel tempo hanno toccato la vetta di 4396 (piu' che raddoppiati rispetto al 2000)  che, grazie anche all'azione della Coldiretti, sono stati dichiarati per decreto come espressione del patrimonio culturale italiano.

L'Italia è l'unica nazione al mondo a poter offrire 171 prodotti a denominazione di origine protetta (Dop/Igp), 469 vini a denominazione Doc/Docg/Igt che vengono valorizzati durante l'estate nelle città del vino (546 comuni), dell'olio (284), del biologico (60) e del pane (42) o lungo le 135 strade del vino e dei sapori che percorrono praticamente tutto lo Stivale.

Dai fagioli zolfini toscani al formaggio puzzone di Moena del Trentino, dai lampascioni sott'olio pugliesi al pane carasau della Sardegna, dalla grappa veneta alla porchetta di Ariccia nel Lazio, l'elenco riguarda una vasta gamma di prodotti che divengono i più apprezzati souvenir delle vacanze.

E se i 18mila agriturismi presenti lungo tutta la penisola sono i luoghi ideali dove riscoprire i sapori delle tradizioni, in Italia sono “aperti al pubblico” ben 57mila 530 frantoi, cantine, malghe e cascine dove è possibile comperare direttamente, secondo il rapporto dell'osservatorio sulla vendita diretta delle aziende agricole promosso da Coldiretti.

Il cibo e la buona cucina sono per quasi due italiani su tre (63%) il simbolo del Made in Italy e battono la cultura e l'arte fermi al 24%, la moda con l'8%, la tecnologia (3%) e lo sport (2%) secondo un sondaggio on line della Coldiretti.

Lo dimostra il fatto che il souvenir enogastronomico tipico del luogo di vacanza è il preferito dai turisti nazionali e stranieri che trascorrono le ferie estive in Italia come dimostra una ricerca dell'Istituto Piepoli-Leonardo-Ice nella quale si evidenzia che a mantenere vivo il ricordo dell'Italia per quasi uno straniero su due (45%) sono proprio il cibo e il vino Made in Italy.

Particolarmente attratti dalle specialità alimentari Made in Italy sono, nell'ordine, i cittadini svedesi (70%) e americani (58%), mentre il gradimento è più basso per quelli cinesi (31%) e per i russi (28%) che preferiscono i prodotti della moda.

Dalla mozzarella di bufala in Campania al formaggio Asiago in Veneto, dal pecorino della Sardegna al prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli, dal vino Barolo del Piemonte alla Fontina in Valle d'Aosta, dal limoncello campano al Caciocavallo del Molise - sottolinea Michelini - sono alcuni dei souvenir più richiesti dai turisti per portare un ricordo "appetitoso" dei luoghi di vacanza.

Un'opportunità unica per qualità e convenienza per i turisti stranieri che sono spesso costretti nei rispettivi Paesi a confrontarsi con il falso Made in Italy. Il commercio mondiale delle imitazioni di prodotti alimentari Made in Italy vale 50 miliardi di euro, pari a circa la metà dell'intero fatturato del settore originale secondo una analisi della Coldiretti, con casi eclatanti di cibi italiani taroccati nei diversi continenti, dall'Europa all'Asia, dall'Oceania all'America.

Se negli Usa si vendono salsa e conserva di pomodoro “Contadina“ (Roma style) trasformata in California, provolone del Wisconsin e Mozzarella del Minnesota, in Australia si producono Salsa Bolognese e formaggi Mozzarella, Ricotta, Parmesan “Perfect italiano” con bandiera tricolore in etichetta, mentre in Cina l'industria locale offre pomodorini di collina, Parmeson, Caciotta (Italian cheese) e addirittura - continua Michelini – Pecorino (Italian cheese), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora.

Ma esempi di prodotti alimentari italiani taroccati non mancano nel Vecchio Continente dove la Coldiretti ha scoperto produzioni tedesche di Amaretto Venezia con una bottiglia la cui forma imita scandalosamente l'Amaretto di Saronno, mentre in Spagna si imbottiglia olio di oliva Romulo con disegnata in etichetta la lupa che allatta Romolo e Remo.

E anche se nei nuovi Paesi aderenti all'Unione Europea come l'Estonia si vende salsa al basilico Bolognese di origine incerta, i Paesi dove sono più diffuse le imitazioni del made in Italy alimentare sono, senza dubbio - conclude Michelini - l'Australia e l'America.