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Gusto - Notizie


Giornata Internazionale della Cucina Italiana

Contro le copie del Made in Italy alimentare


Lussemburgo - 18-01-2008 - Un’alzata di mano globale in oltre 70 paesi per dire ‘no’ ai taroccamenti e alle scadenti imitazioni dei nostri piatti sulle tavole straniere. È questo il senso della “Giornata internazionale della cucina italiana”, proposta dal Gruppo virtuale cuochi italiani (Gvci), il cui merito è stato quello di far diventare la “pasta alla carbonara” simbolo della cucina nostrana, oltre alla riappropriazione di genuinità e autenticità del made in Italy alimentare

“La cucina italiana è la più amata e popolare - ha spiegato Mario Caramella, presidente dell’associazione -. I ristoranti che si propongono come italiani sono oltre settantamila. Nel solo Giappone ci sono oggi tremila sedicenti ristoranti italiani, a Mumbai aprono dieci pizzerie italiane al mese, a Seoul e Shanghai ci sono scuole che formano cuochi coreani o cinesi alla cucina italiana. Questo boom ha portato a taroccamenti su vastissima scala, una proliferazione di scadenti imitazioni alle quali non possiamo più rimanere indifferenti, anche perché ogni “truffa” è denaro rubato dalle tasche dei consumatori di tutto il mondo, che hanno diritto a genuinità e autenticità”.

Ma perché questa ansia mondiale di riprodurre i manicaretti nostrani? Secondo il nutrizionista Giorgio Calabrese la ragione “va cercata nella scienza. Noi italiani viviamo oggi in media 83-84 anni e siamo, insieme ai giapponesi, la popolazione più longeva. Questo ha portato gli scienziati ad interrogarsi sul motivo di tale record. La risposta? Ovviamente nel piatto”. Per Calabrese, inoltre, la difficoltà di esportare e riprodurre i piatti italiani sta soprattutto nell’unicità della materia prima: “La cucina italiana si basa su una materia prima di eccellenza.

Non basta avere le ricette in mano, o essere bravi cuochi. Riprodurre i piatti italiani è spesso impossibile perché sono i suoi ingredienti ad essere irripetibili. Basti pensare a come spesso cambino i sapori da regione a regione, da provincia a provincia e addirittura da città a città”. Senza dimenticare il fattore culturale: “In molti Paesi del mondo mangiare equivale a nutrirsi. Da noi per fortuna è diverso – ha concluso Calabrese -, esiste una profonda cultura della tavola che non si mostra solo nei grandi ristoranti, ma soprattutto nella quotidianità delle cucine delle famiglie italiane”.(fondazione italiani.it)