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Le tagliatelle al ragù

E’ il momento di fare chiarezza su un falso storico che perseguita tutti gli appassionati della buona cucina italiana, occorre assolutamente spiegare al mondo che gli spaghetti alla bolognese, tanto decananti nei menù di tutti i peggiori ristoranti pseudo italiani del Pianeta, non esistono. La tradizione non li contempla. Le tagliatelle, quelle sì. “Tagliatelle al ragù”, piatto d’antica sapienza degno di fama e onori e se volete metteteci anche un “alla bolognese” vicino, tanto per non confondere il denso sugo emiliano con il “fratello”, altrettanto degno di lode, che caratterizza la cucina domenicale della città partenopea.
Il termine “bolognese” è il più usurpato della cucina italiana; viene infatti utilizzato, a livello internazionale, per indicare improbabili sughi in vasetti o nei barattoli, campeggia poi su strane confezioni di mortadella di tacchino e soprattutto è usato, in tutti i continenti, come condimento in particolare degli spaghetti secondo una ricetta che spopola nel mondo, ma che è del tutto sconosciuta in Italia.
Il termine “bolognese” è il più usurpato della cucina italiana; viene infatti utilizzato, a livello internazionale, per indicare improbabili sughi in vasetti o nei barattoli, campeggia poi su strane confezioni di mortadella di tacchino e soprattutto è usato, in tutti i continenti, come condimento in particolare degli spaghetti secondo una ricetta che spopola nel mondo, ma che è del tutto sconosciuta in Italia.
A raccontare ai buongustai di tutto il mondo come si cucina un vero piatto di tagliatelle al ragù, sono stati il 17 gennaio del 2010 gli chef della Comunità virtuale dei cuochi italiani nel mondo che per festeggiare la Giornata internazionale della cucina italiana, hanno eletto a piatto simbolo del 2010 proprio le tagliatelle emiliane. L’anno scorso, per la cronaca, l’onore era toccato al risotto alla milanese.

E così da New York a Città del Capo, da Jacarta ad Eketerininburg a Ulan Bator, (capitale della Mongolia), passando per diverse località del Belpaese , in 400 ristoranti di 50 nazioni diverse si è preparato la prima e più grande “tagliatellata” in simultanea che mondo abbia mai visto. Il tutto con collegamenti in teleconferenza e seguendo, ovvimente, la ricetta autentica.
A New York, l’International Day of Italian Cuisines è stato salutato da una serie di eventi partiti nei giorni scorsi. Riprendiamo dal giornale italo-americano Americaoggi: “La preziosa sfoglia verrà stesa nella cornice autorevole del Culinary Institute (462 Broadway) dalle mani esperte di rinomati chef internazionali. A capo della manifestazione il “maesto” Cesare Casella, dean dell’Italian Culinary Academy, e Dorothy Cann Hamilton, fondatrice dell’Accademia.
Una cena di gala ha consacrato l’inizio del programma con un menu proposto dai fratelli Chicco e Bobo Cerea, detentori di tre stelle Michelin, del ristorante Da Vittorio (Brusaporto, Bergamo). Un susseguirsi di piatti elaborati esclusivamente a base di pesce. L’insalata di granchio, seguita dal carpaccio di baccalà, ha dato il turno a conchiglioni insabbiati e tonno dal fegato grasso, con dulcis in fundo gelatina di amaretto e il più classico dei gelati al cioccolato, il tutto invigorito da vino bianco italiano.
Durante il ricevimento sono stati proclamati i vincitori degli Italian Cusine Worldwide Awards 2010. Tredici gli chef premiati: Lidia Bastianich, (New York), Jamie Oliver, (Londra), Roland Schuller, (Hong Kong), Maurizio Uggé, (Melbourne) per la categoria “Contributi nel 2009″. Francesco Crisante, (Caracas), Giacomo Gallina, (Milano), Rogerio Fasano, (San Paolo), Onno Kleyn, (Olanda), Giorgio Locatelli, (Londra), Girolamo Panzetta, (Tokyo) a cui è stato dato il riconoscimento per la categoria “Contributi in carriera”. Norman Kostner, (Bangkok), e Sirio Maccioni, (New York) per il premio alla carriera e infine la prestigiosa corona per la categoria “Chef dell’anno” è andata all’italiano Gianfelice Guerini, il Ferrari Formula 1 Team Chef”.

