AGENDA
Prenderà il via venerdi 29 ottobre 2010 la 33esima edizione del Festival del Film italiano di Villerupt, longeva e consolidata manifestazione internazionale dedicata al Cinema italiano all’estero.

Gli organizzatori del Festival del Film italiano di Villerupt hanno scelto di consacrare la 33esima edizione a uno stereotipo tipicamente italiano: il macho, o meglio "Macho... ma non troppo" è il titolo esatto di questa kermesse che rispetto all’edizione precedente, dedicata al mondo del lavoro, si pone su toni più leggeri ma altrettanto interessanti.
Una celebrazione di sguardi, atteggiamenti, e stili tanto diversi tra loro che si sono succeduti nella storia del cinema italiano, tutti accomunati da quello che lentamente si è sedimentato nell’immaginario collettivo come l’elegante seduttore, talvolta adulatore, ma allo stesso tempo brillante e protettivo, che possiamo chiamare macho italiano.

Già queste poche informazioni ci indicano un percorso lungo e costellato di volti sorridenti, sguardi offuscati da sigari e cappelli dalle larghe tese, presenze che vanno dallo sguardo magnetico di Marcello Mastroianni, alle buffe espressioni di Vittorio Gassman , dal sorriso irresistibile di Vittorio De Sica, al burbero temperamento di un Giancarlo Giannini di wertmulleriana memoria… per rimanere nel periodo neorealista, forse la fase più caratterizzante di questa stereotipata eredità.
Scorrendo gli anni, emergono da un periodo che sembrava aver segnato la fine del cinema italiano, oltre che dei grandi attori della tempra di quelli sopra citati, i volti di altri “machi”, ma non troppo, come Nanni Moretti, Silvio Orlando o Roberto Benigni…

foto: Stefano Accorsi, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Gabriele Muccino, Marco Cocci e Pierfrancesco Favino in una foto promozionale del film Baciami Ancora, atteso seguito de l'Ultimo Bacio.
Negli anni duemila prende piede una generazione tutta nuova di personaggi, oltre che di attori, evidentemente rappresentativi di una generazione che si evolve, nonostante la pesante eredità del maschio italiano, verso una intelligente partecipazione nell’universo impegnato e intellettuale, talvolta infantile, che cinquant’anni fa avrebbero fatto sussultare un “vero macho”.
D’altronde, come dimostra un recente sondaggio condotto dalla rivista “Vie del gusto” su 1000 turiste straniere, i maschi abbronzati e muscolosi non suscitano più lo stesso effetto, e sono stati bellamente superati dagli studenti, che rappresentano la nuova icona del sex symbol made in Italy.

Stiamo parlando, per fissare una data nel nostro percorso delle maschie rappresentanze cinematografiche, de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino che nel 2001 propone un eccellente cast di maschere contemporanee: Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Sergio Castellito.
E per rispondere alla fatidica domanda “I maschi italiani sono oggi gli stessi di 50 anni fa?”, Oreste Sacchelli, il coordinatore generale Yves Cardellini e il delegato generale Antoine Compagnone rispondono con una retrospettiva che permetterà agli spettatori di comparare la produzione degli anni ’60 con quella degli anni “zero” e dunque da Amici Miei di Monicelli a Mediterraneo di Salvatores, da La Meglio Gioventù di Marco Tullio Giordana a Signore e Signori di Pietro Germi.

foto: L'artista disegnatore Baru svela la locandina creata appositamente per la 33esima edizione del Festival del film italiano di Villerupt 2010.
La realizzazione della locandina è stata affidata anche quest’anno al fumettista francese Hervé Barulea, in arte Baru, padre italiano e madre bretone, vincitore di diversi premi tra cui il Grand Prix de la Ville d’Angoulême 2010 con l’opera Nome de Plume, una serie di “splendidi fumetti che raccontano la vita delle banlieues, di giovani ed emarginati, con occhio divertente e politico”.
Un imperdibile appuntamento insomma, per (ri)scoprire tutti i volti del cinema italiano grazie all’annuale Festival che questa città della Lorena, storicamente legata all’immigrazione italiana in Francia, ci propone dalla sua prima edizione del 1976.
Guglielmo Sessa
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